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Italia

Vacanza rovinata: il tour operator deve fornire un’alternativa senza costi

di Maurizio Di Rocco
27 Agosto 2018

Tutte le formule che rientrano nell’attuale definizione di pacchetto turistico (ampliata dal 1° luglio scorso, in seguito all’entrata in vigore del Dl 62/2018, che recepisce la direttiva europea 2015/2302) sono caratterizzate da una serie di regole piuttosto stringenti e articolate che tutelano il consumatore nel caso in cui la vacanza venga rovinata da intoppi o problemi.

Tra i problemi con i quali il turista può trovarsi a dover fare i conti ci sono la mancanza di conformità tra quanto acquistato (magari su un sito web) e quanto riscontrato direttamente sul luogo di vacanza, e l’eventualità che uno dei servizi turistici previsti dal contratto non venga eseguito come pattuito.

La segnalazione tempestiva

Utilizzando una terminologia già in uso nel Codice del consumo (Dlgs 206/2005), il nuovo articolo 42 del Codice del turismo – così come riformulato dal Dl 62/2018 – stabilisce che il viaggiatore, attenendosi al rispetto dei princìpi di correttezza e buona fede, deve informare tempestivamente l’organizzatore, in via diretta oppure tramite l’agenzia di viaggio, circa ogni possibile «difetto di conformità» rilevato durante il godimento del contratto: affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi possano porre rimedio in modo altrettanto tempestivo.

L’intervento necessario

L’obbligo di intervento che grava su tali soggetti potrà essere attenuato solo dal fatto che il rimedio risulti impossibile, oppure sia eccessivamente oneroso, tenuto conto dell’entità del difetto e del valore dei servizi turistici interessati dal reclamo, rispetto al valore globale del contratto.

In ogni caso, se l’organizzatore, pur informato del problema, non dovesse intervenire entro un termine ragionevole (che va valutato in relazione alla durata e alle caratteristiche del viaggio), il viaggiatore potrebbe ovviare personalmente al “difetto”, chiedendo il successivo rimborso delle spese sostenute, purché ragionevoli e documentate.

Gli effetti sul contratto

Quanto alle conseguenze sul rapporto contrattuale, in base alle nuove disposizioni, l’inesatta esecuzione del pacchetto turistico assume rilievo solo quando è qualificabile come un inadempimento di non scarsa importanza dei servizi turistici acquistati dal cliente e quando l’organizzatore non vi abbia posto rimedio nei termini ragionevoli richiesti dallo stesso viaggiatore.

In tali ipotesi, infatti, chi viaggia può risolvere di diritto e con effetto immediato il contratto, oppure può chiedere un’adeguata riduzione del prezzo, che va parametrata in funzione del tempo durante il quale vi è stata la permanenza del difetto di conformità, salva comunque l’eventuale richiesta di risarcimento dei danni subiti.

Il risarcimento dei danni

La mancanza di un tempestivo reclamo potrebbe influire sul relativo diritto risarcitorio, riducendolo o escludendolo del tutto. L’inerzia del turista, infatti, può essere intesa, in base all’articolo 1227 del Codice civile, come una forma di “concorso” del creditore nel causare o nell’aggravare il danno. Sotto un diverso profilo, poi, il diritto stesso a essere risarciti può risultare insussistente qualora l’organizzatore dimostri che l’inconveniente sia imputabile al viaggiatore o a un terzo, estraneo alla fornitura dei servizi turistici inclusi nel contratto oppure a circostanze inevitabili e straordinarie.

Le adeguate alternative

Per quanto riguarda, invece, i “rimedi” che l’organizzatore può proporre a chi viaggia, nel caso in cui non potesse fornire una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto, la norma prevede che egli debba predisporre adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato, ove possibile con caratteristiche di qualità equivalente o superiore rispetto a quelle specificate nel contratto.

Il tutto deve avvenire senza supplemento di prezzo o altrioneri a carico del viaggiatore. Se invece le soluzioni alternative proposte dovessero comportare una qualità inferiore del viaggio, sarà dovere dello stesso organizzatore riconoscere un’adeguata riduzione del prezzo.

Il supporto dopo il rifiuto

Nel caso in cui non risulti possibile alcuna soluzione alternativa, o la soluzione predisposta dal tour operator venga rifiutata dal viaggiatore per comprovati e giustificati motivi (e quest’ultimo intenda avvalersi, dunque, del diritto di risoluzione immediata del contratto), spetterà all’organizzatore l’obbligo di fornire – sempre senza alcun supplemento di prezzo – un mezzo di trasporto adeguato per il rientro. A condizione che, ovviamente, il pacchetto originario preveda anche il servizio di trasporto dei passeggeri.

L’organizzatore è quindi tenuto a sostenere i costi dell’alloggio, per un periodo non superiore a tre notti, nell’attesa che il mezzo di trasporto venga predisposto al rientro.