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Politica Economica

Stop per due anni al Piano periferie. La protesta dei sindaci

di Nicola Barone
08 Agosto 2018

Da Nord a Sud sta sollevando una tempesta tra i sindaci lo slittamento di due anni del Piano periferie messo su dai governi Renzi e Gentiloni finanziato per 2,1 miliardi dallo Stato e le cui convenzioni tra la presidenza del Consiglio e i Comuni capoluogo sono state firmate il 6 marzo 2017 (le prime 24) e a novembre e dicembre 2017 (le altre 96). Con l'emendamento 13.2 (testo 2), approvato dall'Aula del Senato in sede di conversione del Milleproroghe, la maggioranza giallo-verde ha disposto che l'efficacia di tutte le 120 convenzioni sia «differita all'anno 2020». I progetti della prima tranche erano già stati presentati a Palazzo Chigi, e gli altri 96 avevano la scadenza dell'8 giugno per la presentazione.

La norma approvata dispone che i Comuni debbano «rimodulare gli impegni di spesa e i connessi pagamenti». Tutto deve cioè slittare di due anni ma sul rispetto degli impegni assunti nel frattempo per il bando periferie 96 sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio come già annunciato dal presidente dell'Anci Antonio Decaro. Il calcolo fatto prevede che «gli effetti positivi sul fabbisogno e l'indebitamento netto», cioè la spesa che era prevista sui programmi per la riqualificazione delle periferie (e che invece non ci sarà) sia di 140 milioni per l'anno 2018, 320 per il 2019, 350 per il 2020 e 220 per il 2021. In tutto 1.030 milioni, che il Parlamento decide di spostare su un nuovo Fondo, di sola cassa, «da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l'utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti». Cassa, cioè, per consentire agli enti locali di effettuare gli investimenti “liberando” (nei limiti indicati sopra) gli avanzi di bilancio dalle regole contabili degli enti locali.

«Se questo è il cambiamento l'Italia è proprio messa male. Dicono di stare dalla parte delle persone, ma oggi il governo di Lega e Cinque Stelle cancella 2 miliardi di euro di investimenti per le periferie italiane, 40 milioni solo per Roma e provincia. Non resteremo in silenzio ad assistere a questa vergogna!» denuncia il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Sergio Giordani, sindaco di Padova, annuncia che scriverà direttamente al premier Conte per manifestare le contrarietà della sua amministrazione municipale. «Perchè togliere soldi già stanziati ai territori? Peggio ancora, alle periferie? Capisco le promesse elettorali come il reddito di cittadinanza ma devono essere esaudite senza mettere in crisi ben 96 sindaci di grandi capoluoghi. Sono pronto a difendere questi 18 milioni di euro con la politica ma anche, se necessario, con tutti gli approfondimenti, già in corso, che ci porteranno nelle sedi opportune». Lega e 5 Stelle «vogliono togliere ai parmigiani quasi 20 milioni di euro» scrive su Facebook il sindaco di Parma, ex M5S, Federico Pizzarotti, criticando lo stop ai fondi. «In pratica dal rilancio delle periferie al niente con un semplice click in Parlamento. Faccio appello al buon senso se ancora esiste: tornate indietro e fermate questo scempio di ignoranza».

A Napoli tra i progetti a rischio c'è anche Restart Scampia, programma con cui si punta a cambiare il volto dell'area nord di Napoli e che prevede l'abbattimento di tre Vele a seguito del loro svuotamento. Il Comune di Napoli sta già procedendo all' assegnazione dei nuovi alloggi per chi deve lasciare le Vele ed ha anche già assegnato la gara per l'abbattimento della prima Vela. «Noi non ci fermeremo, andremo avanti con la massima determinazione», ha assicurato Luigi de Magistris. «E questa è l'indicazione che ho dato agli uffici comunali. Si continuano a finanziare armi, opere pubbliche mentre si tolgono soldi alle periferie, ai territori e a chi ha più bisogno. Non voglio credere che questa sia l'interpretazione corretta del provvedimento e per questo credo che il Governo debba subito intervenire e chiarire la sua posizione».

Dal Comune di Firenze è già partita una lettera «di intimazione», direzione Palazzo Chigi, affinché eroghi il 20% dell'anticipo dei fondi previsti dal bando «secondo impegni che sono stati scritti da governi precedenti e che valgono anche per quello attuale». La questione «va ancora capita nei dettagli e comunque impatterà in maniera diversa città per città. Ma altrettanto certamente questa è una manovra politica del nuovo esecutivo per screditare una buona idea dei governi precedenti» nel convincimento del sindaco di Milano Giuseppe Sala. «Rimane il fatto che il primo segnale di questo esecutivo rispetto alla delicata questione delle periferie è assolutamente negativo. Ho chiesto ai miei uffici di trovare una soluzione per poter rispondere alle giuste esigenze dei miei concittadini. Milano non intende fermare i progetti che sono stati programmati».

Ma il sottosegretario M5S all'Economia Laura Castelli rivendica con orgoglio l'emendamento «grazie al quale si sblocca finalmente un miliardo di euro per investimenti degli 8mila enti locali. È il colmo che oggi il Pd ci attacchi visto che ha votato a favore dell'emendamento ma, soprattutto, dopo che ha promesso dei fondi con una norma sulla quale è intervenuta una pronuncia di illegittimità costituzionale: le sentenze della Consulta non valgono più per il Partito democratico?». In merito alla questione dei fondi per le periferie relativi ai progetti locali bisogna fare chiarezza per Castelli. «Il governo è intervenuto per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 2018. Abbiamo pertanto garantito immediata finanziabilità per i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100. Ma, vista la necessità di rispettare la sentenza della Consulta, è stato necessario intervenire per analizzare i restanti progetti e valutare quali abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie. In ogni caso le spese progettuali già sostenute verranno rimborsate. Va comunque sottolineato che il bando per le periferie era stato finanziato dal precedente governo per metà dell'importo complessivo. Si trattava quindi di mere promesse più che di risorse messe realmente a disposizione». Una versione ribaltata dal presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro per il quale «stiamo assistendo a un furto con destrezza. Siamo in presenza di un governo che straccia un contratto scritto, viene meno alla parola data. E tanti saluti alla leale collaborazione tra istituzioni. Sul bando periferie si fa confusione, mischiando sentenze, interessi politici e risorse economiche che nulla c'entrano tra loro, solo per non dire la verità: si stanno privando i Comuni di fondi necessari per rendere più sicure e vivibili quelle delle nostre città che soffrono situazioni di degrado economico e sociale». Dunque «è falso che non ci sia copertura per il miliardo e 600 milioni destinati ai 96 progetti del bando periferie. Ottocento milioni sono stati stanziati con delibere Cipe. Altri ottocento milioni attraverso il comma 140 di una legge di bilancio di due anni fa. Del resto tutte quelle convenzioni, che ora il governo vuole considerare carta straccia, avevano avuto la verifica e la registrazione della Corte dei Conti. Non un organismo politico quindi, ma il massimo organismo di validazione contabile».
Decaro conclude invitando il governo a un ripensamento. «Non abbiamo cercato lo scontro. Non abbiamo voluto fare muro contro muro. Anzi, in queste ore tutti i sindaci hanno cercato un'interlocuzione con il governo che richiamiamo a quel patto di reciproca collaborazione che dovrebbe sempre guidare le istituzioni, con l'obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini. Anche per questa vicenda del bando periferie, sarebbe bastato vedersi, parlarsi. Ora una cosa deve essere chiara ai nostri interlocutori istituzionali: i sindaci non si fanno prendere in giro».