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Politica20

Il Colle «tiene il punto» e aspetta il testo finale

di Lina Palmerini
17 Maggio 2018

Alla fine, tutte le ricostruzioni della giornata su quella bozza consegnata al Quirinale, con i punti su euro e debito che hanno infiammato i mercati, sono state poi superate a sera con il contratto di programma in cui c’è la frenata dei partiti. In realtà, quello che è accaduto è che sia Di Maio che Salvini avevano portato a Sergio Mattarella quelle pagine più a testimonianza di una trattativa che stava andando avanti - e che quindi aveva bisogno di una proroga sui tempi - che non per avere un primo via libera, sia pure parziale, dal Colle. E quindi il capo dello Stato non l’aveva presa in considerazione, l’aveva giudicata del tutto provvisoria viste le incertezze che ancora lunedì condizionavano il negoziato tra i due leader. Però aveva ripetuto sia all’uno che all’altro quelli che restano i suoi paletti: l’osservanza alla Costituzione, il vincolo dell’articolo 81 sulle leggi di spesa, il rispetto dei Trattati internazionali e degli accordi europei. Un quadro molto chiaro, ribadito con forza dopo il discorso di Dogliani, quello in cui ricordava la figura di Luigi Einaudi e di come aveva interpretato la funzione «non notarile» del presidente della Repubblica.

Ecco ieri sera spuntare una nuova versione di quel contratto e frasi come quella di tornare a pre-Maastricht verranno valutate con severità. I movimenti e cambiamenti, insomma, vengono seguiti da Mattarella ma - al momento - senza dare enfasi alle varie tappe di quel tavolo. Solo quando il contratto sarà chiuso e l’accordo sarà definitivo, si prepara a metterlo alla prova di quelle sue condizioni su cui ha creato aspettative nel Paese e anche fuori. Un conto è infatti leggere sui giornali i testi, incluso quello che è uscito ieri sera, altro conto è il passaggio formale al Colle da cui deve maturare la formazione di un Governo innanzitutto partendo dall’incarico a un premier, figura con la quale il capo dello Stato discute di programmi e di squadra dei ministri. Prima di allora non ci sono commenti.

Anche perché l’ultimo effetto che si vuole provocare sul negoziato grillo-leghista è quello di creare alibi o pretesti per farlo fallire. E dunque pure i veti su alcuni nomi per Palazzo Chigi o su Salvini per il Viminale, ieri venivano negati dal Colle. Di tutto il pacchetto si discuterà nelle sedi istituzionali mettendo insieme ogni tassello: premier, programma e ministri. La visione sarà sul complesso, sui vari incastri e se vi sarà anche una coerenza tra nomi e linee programmatiche.

Ma ieri un tema di cui si è molto discusso al Quirinale è stata la nuova situazione di allarme sullo spread e il forte giudizio critico dei mercati sul possibile Governo. In realtà era stata valutata anche l’opportunità di intervenire, magari con una nota, ma è prevalsa la tesi di evitare drammatizzazioni che avrebbero potuto peggiorare l’instabilità di ieri. Molto dipenderà dall’andamento di oggi e dei prossimi giorni per capire se si è trattato di una fiammata o qualcosa di più profondo. Analisi che verosimilmente verrà fatta anche con uno scambio di idee con Draghi, come accade spesso.