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Politica Economica

Sorpresa: finiti gli sgravi Jobs act, il costo del lavoro è tornato a crescere

di Claudio Tucci
13 Marzo 2018

C’è un numero contenuto tra le pieghe delle 40 pagine del rapporto Istat sul mercato del lavoro del quarto trimestre 2017, e della media anno 2017, che vale la pena evidenziare: è il costo del lavoro che, nel 2017, vale a dire il primo anno dopo la fine degli sgravi generalizzati targati Jobs act, è tornato a crescere «quale inversione di tendenza della massima diminuzione registrata nel 2016», scrive l’Istituto guidato da Giorgio Alleva.

Di cosa stiamo parlando? Ancora una volta del cuneo che grava su imprese e lavoro. Complessivamente, ci dice l’Istat, nel 2017 si è registrato un aumento complessivo del costo del lavoro dello 0,8%. Un andamento più sostenuto nell’industria (la crescita è stata dell’1,1%) che nei servizi (+0,6%). E tale andamento, scrive sempre il nostro Istituto nazionale di statistica, è «da attribuire principalmente alla ripresa, nel 2017, nella crescita degli oneri sociali (+1,5%) nel complesso dell’industria e dei servizi, dopo due anni di sostenuto calo associato alle nuove assunzioni a tempo indeterminato» (che hanno cioè beneficiato, in quel periodo, nel 2015 e in forma ridotta nel 2016, della decontribuzione piena e poi al 40% introdotta da Renzi-Poletti).

Certo, anche le retribuzioni in media sono state interessate nel 2017 da una lieve crescita nel complesso dell’industria e dei servizi (+0,5%) rispetto al 2016, indotta principalmente dal comporta manifatturiero. Non c’è dubbio però che dietro ai dati generali sull’andamento del mercato del lavoro, con un calo della disoccupazione e una ripresa sostenuta dei contratti a termine, ci sia anche il costo del lavoro che è tornato a crescere, e pertanto a incidere sulle scelte degli imprenditori. Oltre ovviamente al clima di incertezza, dopo il 4 marzo.

Che alla fine degli sgravi abbia coinciso una inversione di tendenza del costo del lavoro lo si vede anche dal dato del quarto trimestre 2017 sul quarto trimestre 2016: ebbene qui, gli oneri sociali sono saliti dello 0,9% (e il costo del lavoro dello 0,3%).

Il punto è che siamo in una fase espansiva: ma senza nuovi, più robusti e strutturali interventi per ridurre il costo del lavoro il mercato occupazionale sta stentando a decollare; e con esso i contratti a tempo indeterminato, da tutti indicati come il canale d’ingresso principale, assieme all’apprendistato, in azienda.