Questo sito utilizza cookie Pi� informazioni

Italia

Pagamenti tracciabili per combattere evasione e riciclaggio

di Giovanni Parente
23 Agosto 2018

Quando si parla di contante si tocca un tema oggetto di interpretazioni controverse. Da un lato, il partito dei favorevoli al libero utilizzo del denaro “fisico” per tutti i pagamenti e senza vincoli di sorta. Dall’altro, i fautori di un mondo senza banconote.

In mezzo c’è la realtà dei numeri. Secondo la Banca centrale europea (Bce), gli italiani continuano a preferire di gran lunga il contante: l’86% delle transazioni è pagata cash, e solo la quota residua viaggia su canali tracciabili. Numeri che con una connessione pressoché immediata riportano a quelle del sommerso. In base alle ultime stime Istat (riferite al 2015), l’economia non osservata (sommerso economico e attività illegali) vale circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil.

Antiriciclaggio e non solo

Ecco che quindi la soglia di libero uso del contante a 2.999,99 euro può comunicare un messaggio e fare da argine almeno in termini di moral suasion. Una valutazione, però, è necessaria. Il limite al contante nasce come misura per combattere il riciclaggio: contenuta proprio nel provvedimento per il contrasto al denaro sporco e al finanziamento del terrorismo (Dlgs 231/2007). Ma esiste un circolo vizioso che coinvolge riciclaggio, evasione fiscale e terrorismo. Ed è anche questo che alimenta la percezione diffusa che il tetto del cash sia prima di tutto un meccanismo per contrastare chi non dichiara quanto dovuto al Fisco.

Le nuove frontiere del rischio
Bisogna fare attenzione a pensare che il lato oscuro dell’economia si finanzi solo attraverso il contante. Ormai la velocità dei cambiamenti tecnologici sposta sempre di più le frontiere. Non a caso, nel presentare la relazione relativa al 2017, il direttore dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Banca d’Italia ha segnalato i rischi connessi alle criptovalute. Solo nel 2017 sono arrivate a riguardo circa 200 segnalazioni di operazioni sospette (Sos) di riciclaggio, e a far aumentare il livello di guardia c’è la considerazione che «il ricorso alle criptovalute si inserisce in operatività complesse con utilizzo di fondi pubblici, probabili collegamenti con la criminalità organizzata o connessioni con paradisi fiscali».

Vantaggi più che divieti

Ad ogni modo, come insegna la vicenda dei Pos per i quali il mancato utilizzo è rimasto finora (e per varie ragioni) senza sanzioni, la strada maestra può essere quella di legare l’aumento degli strumenti di pagamento tracciabili più a incentivi che a divieti. I bonus fiscali per ristrutturazioni, risparmio energetico e acquisto di mobili e grandi elettrodomestici sono un esempio su larga scala: niente detrazione per chi utilizza il cash. E, se vogliamo, anche l’obbligo a carico di tracciabilità per i rifornimenti di carburante degli operatori economici, ai fini della deduzione dei costi e della detrazione dell’Iva, si inserisce nello stesso solco.

Forse si può lavorare in questo senso pure sul fronte dell’alleggerimento degli adempimenti, con semplificazioni fiscali (reali) a imprese e professionisti che non si fanno pagare in contante. Anche perché la tecnologia corre veloce e i nuovi sistemi di pagamento, ad esempio tramite app o smartphone, sono sempre più diffusi.