Questo sito utilizza cookie Pi� informazioni

Politica

Ponte Genova, Boccia: no ai conflitti istituzionali che allungano i tempi

di Vittorio Nuti
12 Settembre 2018

Per la ricostruzione del viadotto Morandi di Genova crollato il 14 agosto «bisogna evitare conflitti istituzionali che porterebbero i tempi ad allungarsi in modo incredibile». L’appello a evitare il ripetersi di un copione ricorrente nella storia italiana arriva dal presidente di Confindustria. Vincenzo Boccia, che partecipa all'iniziativa a sostegno dell'alta velocità Torino-Lione, organizzato da Confindustria Piemonte e l'Unione industriale Torino. «Se si comincia con il gioco dei ricorsi il ponte di Genova non lo vedremo da qui a tanti anni e gli operatori economici scapperanno», ammonisce Boccia, che invita a «calmierare le dichiarazioni», ricorrendo al «senso di sana responsabilità da parte di tutti».

Paese vuole soluzioni, su concessioni evitare approcci ideologici
«Il Paese - ragiona Boccia - vuole soluzioni, non vuole solo la ricerca delle colpe», che deve essere lasciata ai magistrati. Quanto alla minaccia del governo di togliere le concessioni ad Autostrade per l'Italia (controllata da Atlantia), Boccia chiede di «evitare approcci ideologici. C'è stata una tragedia, c'è la magistratura che sta facendo bene il proprio lavoro. «Se ci sono responsabili, come ci saranno sicuramente, risponderanno in termini penali a livello di giustizia», ma la richiesta del mondo delle imprese è di non usare la vicenda «per aprire un fronte sullo Stato buono e il privato cattivo, sull'ideologizzazione delle nazionalizzazione e sulle strumentalizzazioni».

Bene proposta taglio Irpef, ma servono misure per crescita
A margine dell’incontro Boccia parla anche del “cantiere manovra”, tema chiave di queste settimane. Il taglio dell'Irpef proposto ieri dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria, «va bene», spiega il leader degli industriali, esortando però la maggioranza a integrare la legge di Bilancio. Quello che manca, spiega, è un piano di inclusione dei giovani e risorse procedure per garantire tempi certi nella realizzazione delle infrastrutture. Occorre poi agire sui tempi della giustizia, a partire da quella ordinaria, e dei pagamenti della Pa, e incrementare il fondo di garanzia per le Pmi. Per Boccia, «sono tutti titoli importanti, complementari al piano di governo che però hanno una attenzione alla crescita».

Attese positive sulla legge di Bilancio 2019
La legge di bilancio 2019 sarà insomma il «banco di prova» per il governo. A far ben sperare, spiega Boccia, sono le prese ultime di posizione dei due vicepremier, «che hanno parlato di rispetto delle regole, hanno detto che si farà un piano di medio termine e non di breve il che significa sostenibilità dei conti del paese e non ricorso al deficit». Positive anche le aperture di Salvini al cuneo fiscale di Di Maio sul mantenimento del Piano industria 4.0. E conclude: «Non siamo noi che abbiamo cambiato tattica in funzione delle nuove dichiarazioni del governo, sono loro molto più responsabili».

Su Tav «speriamo che nel governo prevalga buonsenso»
Il buon senso che sembra prevalere nelle file del governo giallo-verde sui temi del bilancio annuale dovrebbe riflettersi, secondo Boccia, anche sull’Alta velocità Torino-Lione. Su questo fronte, con il governo impeganto nella valutazione dell’impatto e dei costi-benefici dll’opera, l’aupicio è che «si possa aprire un confronto con dati oggettivi e che il governo possa decidere con buon senso, realismo e pragmatismo nell'interesse del Paese». Il ritorno atteso dell'investimento nell’alata velocità, ragiona il presidente di Confindustria, «non riguarda solo le opere in cantiere ma l'aspetto di una Italia aperta all'Europa e di un corridoio che passa attraverso l'Italia e non attraverso altre aree, cosa che non farebbe l'interesse dell'Italia». La felicità degli italiani, conclude, «passa attraverso la crescita occupazionale, la competizione delle nostre imprese, una dotazione infrastrutturale al livello della seconda manifattura d'Europa, e in questo c'entra la Torino-Lione. Non ho mai visto italiani felici con fabbriche chiuse e decrescita».