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Attualita

Parchi nazionali e aree marine protette: allarme risorse e personale

di Enza Moscaritolo
12 Settembre 2018

Strumenti di gestione, carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione. Nel giorno di un importante compleanno – l’11 settembre del 1961 nasceva in Svizzera il World Wildlife Fund - il WWF Italia ha presentato a Roma i dati del suo check up sui Parchi Nazionali e sulle Aree Marine Protette, e ne è emerso un quadro tutt’altro che confortante.

Turismo, bracconaggio, incendi e cambiamenti climatici sono le attività antropiche percepite come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità, a cui vanno ad affiancarsi elementi non meno rilevanti quali l’abusivismo edilizio e lo smaltimento rifiuti nei Parchi di piccole dimensioni, mentre l’inquinamento idrico preoccupa i Parchi costieri. È un sistema che soffre.

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I Parchi Nazionali
Il primo di essi fu quello del Gran Paradiso, istituito nel 1922. Da allora di strada, anzi, di territorio ne è stato abbracciato, se si considera che i Parchi Nazionali terrestri oggi arrivano a coprire 1,5 milioni di ettari, ovvero il 5% dell’intera penisola. Ad essi vengono destinate risorse in media, considerando il periodo tra il 2013 e il 2016 (fonte Corte dei Conti), pari a 81 milioni di euro, sui quali l’incidenza del costo per il personale è in media superiore al 34% (in media più di 32 milioni di euro). In pratica, fanno sapere dal WWF Italia che si tratta di 1,35 euro per abitante, all’incirca il costo di un cappuccino. Occorre ricordare che tra le diverse fonti di finanziamento disponibili, la più diffusa è chiaramente il finanziamento ministeriale (indicata da 21 Parchi), seguita dai fondi del programma LIFE dell’Unione Europea (dedicato ad ambiente, conservazione e natura), sfruttati da ben 15 Parchi, anche se ritenuti di più difficile accesso e gestione. Seguono a distanza i finanziamenti regionali, i fondi di coesione, di sviluppo rurale e di cooperazione, sempre di origine Ue.

La prima nota dolente del check up è rappresentata dalle strategie e strumenti di gestione: solo nel 30% dei casi il Piano per il Parco è stato approvato in via definitiva e meno del 10% dei Parchi si è dotato di un Regolamento. Altra criticità evidenziata è quella sul fronte occupazionale: il report riferisce che mancano figure strategiche come naturalisti o biologi (22%), agronomi o forestali (22%), persino veterinari e geologi (83%) e percentuali all’interno della pianta organica dedicate primariamente alla conservazione delle biodiversità spesso inferiori al 10%. Inoltre, il personale sente il bisogno di aggiornamento. «La carenza di personale specializzato con competenze tecnico naturalistiche è un handicap evidente che va colmato al più presto ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia - i parchi nazionali hanno bisogno di competenza e autorevolezza a cominciare dai livelli apicali. Le nomine di presidenti e direttori in scadenza sono un’importante occasione per affermare un nuovo paradigma nelle scelte di governance: qualità e autonomia dagli interessi locali e politici devono sostituire l’abitudine di affidare il governo dei parchi a rappresentanti locali delle maggioranze di governo».

Infatti anche il fronte manageriale è in difficoltà, se si considera che 15 Parchi Nazionali su 23 attualmente operativi attendono entro la fine di quest’anno la designazione dei Presidenti (11, dei quali 10 già scaduti) o dei Direttori (9, dei quali 8 già scaduti). «La tutela e la conservazione della natura, della fauna e degli habitat nel sistema delle aree protette nazionali sono e saranno centrali nella nostra azione di governo – ha dichiarato il Ministro Costa - per questo intendiamo agire subito, a cominciare dalle nomine, scegliendo i migliori profili a disposizione, attraverso un’ampia selezione di curricula evitando indicazioni di quelle persone che, a volte “un po’ troppo politicizzate”, non interessate ad una vera svolta dei luoghi più importanti per la biodiversità in Italia. In questo chiedo la massima collaborazione alle regioni per le intese. È solo il primo, ma importantissimo passo di trasparenza ed efficienza che vogliamo trasmettere per la governance dei Parchi. Inoltre, vogliamo accelerare con il completamento della Rete Natura 2000, accogliendo anche l’appello del Patto per l’ecologia, nonché andare a colmare le carenze nella dotazione organica in quei parchi dove persistono lacune di personale specializzato».

Il contesto di forte vulnerabilità, evidenziato dal report del WWF Italia, abbraccia anche la definizione di progetti di conservazione a lunga scadenza: sia le spese per le attività di monitoraggio che quelle per progetti di conservazione risultano entrambe inferiori al 10% del proprio budget (per la quasi totalità dei Parchi (in 9 parchi addirittura inferiori al 5%). In generale, la nota positiva arriva dalla percezione di un contesto di legalità in cui i Parchi operano considerato buono, sebbene, anche in questo caso, le risorse economiche e di personale per il controllo delle attività illegali siano ritenute largamente insufficienti.

Aree Marine Protette
Neanche le Aree Marine Protette se la passano tanto bene. Tutte e ventinove, comprendendo anche 2 parchi sommersi, rappresentano 700 chilometri di costa (pari allo 0,8% del totale) e 228 mila ettari di mare. Poco, se si considera che l’Italia conta 7.500 chilometri di coste. Sul fronte economico nel 2017 le risorse destinate per il funzionamento e la gestione sono solo 7 milioni di euro. «Le aree marine protette non possono continuare ad essere la “serie B” delle aree protette – conclude Bianchi - devono diventare dei parchi marini a tutti gli effetti con pari dignità e considerazione rispetto a quelli terrestri. A questo scopo chiediamo che già dalla prossima finanziaria si avvii una sperimentazione su un vero e proprio parco marino». La biodiversità è minacciata da rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale in particolare in quelle di piccole dimensioni, mentre bracconaggio e pesca illegale costituiscono la pressione più diffusa. Le Aree Marine Protette riportano un dato positivo per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, (quasi il 70% delle Aree Marine Protette ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti gestori ha approvato il proprio Regolamento), e per la realizzazione di check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie ed habitat prioritari in primis cernia bruna, Pinna nobilis e tartaruga Caretta caretta; praterie di posidonia e scogliere) su cui basare gli interventi volti alla conservazione. Elemento in comune con i Parchi Nazionali la scarsità di risorse economiche destinate a queste attività, nonostante la metà delle aree marine protette investa oltre il 15% del proprio budget in monitoraggi e altrettanto in progetti di conservazione.

Il Metodo RAPPAM
Il WWF Italia ha provveduto a monitorare lo stato di salute dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine protette attraverso il metodo RAPPAM (Rapid assessment and prioritizazion of protected area management), sviluppato dal WWF Internazionale (Erwin, 2003) su un questionario con una serie domande che affrontano temi cruciali quali le risorse economiche a disposizione, le politiche nazionali e locali a supporto, le urgenze da affrontare. Tale metodo si situa nell’ambito del sistema di valutazione sviluppato dalla Commissione Mondiale sulle Aree Protette (WCPA). All’indagine, hanno partecipato tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 aree marine protette sulle 29 istituite, includendo tra esse anche i due Parchi sommersi di Baia e Gaiola.

La Legge Quadro
Invocata più volte nel corso della conferenza stampa, la L. 394/91 è la Legge Quadro sulle Aree Protette. Oggi il WWF propone un aggiornamento di questo strumento normativo con l’obiettivo di rafforzare il ruolo di sistema delle aree protette, di realizzare una Strategia Nazionale sulla Biodiversità, e al contempo di garantire un maggiore coordinamento con le aree contigue, e chiede un incremento di almeno 40 milioni di euro nel capitolo di bilancio del Ministero dell’Ambiente per la gestione ordinaria delle aree protette nazionali terrestri e marine, portando così la dotazione complessiva a 120 milioni. Sono in lista d’attesa due nuovi Parchi Nazionali (Portofino e Matese), l’istituzione in Abruzzo del Parco della Costa Teatina e dei tre parchi nazionali previsti in Sicilia: parco delle isole Egadi e del litorale trapanese, delle isole Eolie e dei Monti Iblei. Infine suggerisce la creazione di una rete ecologica nazionale che comprenda sia i parchi nazionali che le aree marine protette.