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Politica20

La distanza «europeista» di Mattarella e il caso Libia

di Lina Palmerini
06 Febbraio 2018

Quando al termine di un incontro ufficiale si diffonde un comunicato in cui si parla di colloquio «franco e rispettoso» vuol dire che in quella franchezza è stata espressa una certa distanza nelle posizioni e che tale è rimasta anche alla fine. Ed è quello che è accaduto ieri al Quirinale in occasione del pranzo offerto da Sergio Mattarella a Erdogan. Mentre fuori infuriavano le manifestazioni oltre che le polemiche politiche, il suo staff ha dettato alcune righe di commento alle agenzie in cui trapelava - con quei due aggettivi – la conferma di un grande distacco di vedute. Il fatto è che il capo dello Stato non aveva alcuna intenzione di tacere l’aspetto più scottante nella visita del presidente turco, nonostante alcune convergenze di natura economica e una sintonia – non secondaria – sulla questione libica. E dunque non c’era alcun bisogno che gli esponenti dei vari partiti gli ricordassero il grande “buco nero” dei diritti umani perché è stato in cima ai colloqui e ampiamente trattato e non solo come posizione italiana ma come posizione di chi si riconosce nelle scelte dell’Europa.

In particolare, la versione di Erdogan di bollare come “terrorismo” qualsiasi atto di dissenso e aver preso di mira quasi tutte le categorie – dai magistrati ai giornalisti – è quella che viene respinta con maggiore decisione sia in chiave interna che esterna quando coinvolge la Siria e la questione curda. Anche qui, al Colle non è stata fatta valere solo l’impostazione dell’Italia ma quella di un Paese che si riconosce nei valori, nella linea e nella strategia dell’Europa. Nessuno dei due interlocutori ha taciuto le rispettive obiezioni, o come dicono i collaboratori di Sergio Mattarella, «nessuno dei due è stato morbido» ma non per questo è stata negata una collaborazione su altri fronti. E infatti i rapporti bilaterali con Ankara restano buoni sul fronte degli scambi commerciali.

Ma, più importante e vitale per l’Italia, è la questione Libia. Qui c’è un primo dato da sottolineare che le uniche due ambasciate ad aver riaperto sul territorio libico sono proprio quella italiana e poi quella turca e che il modo su come gestire le prossime tappe è simile. È chiaro che non è al Quirinale che spetta la politica estera ma, al pranzo, si è molto discusso di pacificazione libica, del coinvolgimento di tutte le fazioni e della necessità di creare una nuova classe dirigente e su questi argomenti si è trovata un'unità di vedute. E nemmeno è stato sottovalutato l’aiuto arrivato da Ankara sul fronte dell’immigrazione: i tre milioni e mezzo di siriani accolti nei confini turchi sarebbero stati una “bomba” per un’Europa dilaniata dalle polemiche politiche sull’immigrazione. Polemiche ed episodi di violenza, come quello accaduto a Macerata che solo ieri Mattarella ha voluto commentare per tenersi più lontano possibile dal fuoco incrociato delle dichiarazioni tra sfidanti della campagna elettorale.