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Politica

Ancona, la crescita del porto salva lo sviluppo della città

di Andrea Marini
24 Maggio 2018

Da una parte la fortuna di essere stata toccata solo marginalmente dai terremoti del 2016 e del 2017 che hanno colpito Marche e Umbria. Dall’altra lo sviluppo dei turisti che passano dal porto. La provincia di Ancona, il cui capoluogo andrà al voto il prossimo 10 giugno, ha visto crescere dal 2013 al 2016 il valore aggiunto per impresa del 25% contro una media nazionale del 13,4% (dati Infocamere). Uno sviluppo che tuttavia non sembra ancora aver raggiunto tutti i gangli dell’apparato produttivo, dato che il tasso di disoccupazione è salito al 12,5% nel 2017 contro l’11,2% del 2013.

In crescita i passeggeri del porto
Secondo il Rapporto statistico 2017 dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, è cresciuto del +8% il traffico passeggeri nel porto di Ancona: nel 2017 sono stati 1.085.967 rispetto a 1.005.886 del 2016. Questo spiega anche come mai gli arrivi negli esercizi ricettivi della provincia siano aumentati del 5% dal 2013 al 2016. Tuttavia, il passaggio del terremoto non è stato del tutto indolore: il traffico delle merci su Ancona è sceso a 8,6 milioni di tonnellate nel 2017 (-3% sul 2016). Se il movimento delle merci nei tir e trailer, 2,3 milioni di tonnellate, ha segnato un +5, la movimentazione dei container ha riportato un -9% nel 2017.

Resiste l’export
Nonostante il calo merci del porto dell’ultimo periodo, l’export della provincia nel 2017 è riuscito comunque a crescere rispetto al 2013 (+3,2%) anche se meno della media nazionale (+14,8%). E se i principali prodotti venduti all’estero (elettrodomestici e macchine per l’agricoltura) nell’ultimo anno sono crollati del 20%, hanno salvato il territorio gli altri macchinari (+40%) e i prodotti petroliferi raffinati (+43%).

Cresce la disoccupazione
Sul fronte lavoro, la situazione è in chiaro-scuro. Da una parte la crescita è riuscita a riassorbire l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, che dal 35,2% del 2013 è scesa al 22,7% del 2017, tornando tra i valori più bassi tipici delle province più sviluppate del Centronord. Tuttavia, il tasso di disoccupazione generale è aumentato rispetto al 2013, salendo dall’11,2% al 12,5% del 2017 (superando anche la media nazionale, all’11,2%). Segno che la crescita economica non è ancora riuscita ad espandersi in tutti i settori produttivi.