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Politica

Ecco come sarà la squadra di governo e il pressing leghista per Savona all’Economia

di Mariolina Sesto
22 Maggio 2018

Non solo premier. L’altro imponente scoglio per il governo giallo-verde è quello della squadra dei ministri. Con il passare dei giorni circolano e si accavallano nomi su nomi. Sembrano ormai chiare le volontà dei due leader di Lega e M5S di puntare rispettivamente agli Interni e al super ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico. Il primo vuole mano libera nella gestione dei migranti e soprattutto dei rimpatri dei clandestini; il secondo intende gestire in prima persona il tanto promesso reddito di cittadinanza e il caso Ilva. Possibile, inoltre, che Di Maio e Salvini facciano anche da vicepremier, avocando a sé anche deleghe importanti.

Il vero grande rebus resta quello relativo alla casella del ministero del Tesoro. I boatos parlano della ferrea volontà della Lega (accompagnata dal sostegno dei Cinque stelle) di avere Paolo Savona come successore di Pier Carlo Padoan. Ex ministro dell’Industria con Ciampi, Savona è passato dalla posizione di europeista convinto a quella di critico della moneta unica. Un profilo che suscita perplessità al Quirinale.

Per gli Esteri invece prende quota il presidente di Ispi e di Fincantieri Giampiero Massolo. Anche se in alcuni settori dei Cinque stelle la figura del super ambasciatore suscita malumori. E persino alcuni leghista mugugnano.

Quanto a Giancarlo Giorgetti, capogruppo della Lega alla Camera e uomo di punta del partito di Salvini, sembra destinato al ruolo-chiave di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tra le deleghe, potrebbe avere quella allo sport mentre quella ai servizi segreti dovrebbe essere appannaggio dei pentastellati (in pole Vito Crimi).

Qualche incertezza sul potenziale titolare della Giustizia. La carica di guardasigilli se la contendono il fedelissimo di Di Maio, Alfonso Bonafede, e l’avvocata eletta con la Lega Giulia Bongiorno. Fitta di nubi anche la nomina al ministero delle Infrastrutture. Non è un mistero che sulla realizzazione delle grandi opere, Tav in primis, le diversità di vedute tra M5S e Lega siano accentuate. E sulle due diverse linee si collocano i due principali candidati a ricoprire la carica: Laura Castelli per M5S e Armando Siri per la Lega.

Pochi dubbi sul fatto che il ministero dell’Agricoltura vada alla Lega (si fa il nome di Nicola Molteni). Stessa sorte dovrebbe toccare al Turismo (con delega agli Affari regionali) che andrà quasi certamente al capogruppo leghista a Palazzo Madama Gian Marco Centinaio.

Per i Rapporti con il Parlamento si fanno i nomi dei pentastellati Vincenzo Spadafora e di Riccardo Fraccaro. Se invece negli equilibri complessivi il ministero dovesse andare alla Lega, si affaccerebbe l’ipotesi Roberto Calderoli o Giulia Bongiorno (se non andasse alla Giustizia).

In bilico tra M5S e Lega resta anche la Sanità: i grillini puntano su Giulia Grillo ma nelle ultime ore sono diventate pressanti le richieste di Salvini. La Difesa - altro nodo del dialogo con il Colle - alla fine dovrebbe andare ai Cinque stelle. I favoriti sono Elisabetta Trenta (già candidata per il dicastero dal Movimento) e Riccardo Fraccaro. Anche Cultura e Ambiente dovrebbero essere in quota M5S: sul primo è ballottaggio tra Emilio Carelli e Michela Montevecchi; sul secondo sembra in pole il generale Sergio Costa. Infine, per il neoministero della Disabilità (voluto da leader del Carroccio) si parla della leghista Simona Bordonali.