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Attualita

Ponte Genova, Brencich: «A febbraio non avevamo prove per chiuderlo»


25 Agosto 2018

«La questione del verbale di febbraio sul progetto di Autostrade per ponte Morandi credevo fosse la ragione del mio inserimento nella commissione ministeriale: conoscevo già gli aspetti che il concessionario aveva fatto conoscere, insomma non partivo da zero. Invece è finita prima al centro del dibattito mediatico, e lo è ancora, poi è entrata nell'arena politica, a quel punto era evidente che si sarebbe riflessa sulle indagini e ho deciso di fare un passo indietro per dare modo alla commissione di operare con serenità. Nessuna incompatibilità ma una questione di opportunità». Lo dice il professor Antonio Brencich - intervistato da QN - spiegando le ragioni delle sue dimissioni dalla commissione del ministero delle Infrastrutture sul crollo del ponte Morandi. Insieme a Brencich ha lasciato la commissione anche l'architetto e provveditore ligure alle opere pubbliche, Roberto Ferrazza, al quale il titolare del Mit, Daniele Toninelli, ha revocato l’incarico. Un addio non senza polemiche, con l’architetto che parla di «accuse scaricabarile» dal ministero. Secondo fonti interne alla procura, Ferrazza e Brencich dovrebbero finire nel mirino dei magistrati insieme ai vertici di Autostrade.

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Brencich: «Non potevamo chiuderlo»
Brencich spiega che le carte a disposizione del «comitato tecnico amministrativo» di cui faceva parte non giustificavano l’urgenza di chiudere il ponte: «C’erano le prove sui materiali che indicavano un degrado dall’8 al 16%, un dato che merita attenzione ma di per sé non fa tremare i nervi». «Ci siamo posti la domanda su quale poteva essere l’effetto - ha aggiunto - ma Autostrade aveva fornito un calcolo in cui diceva di aver ridotto la sezione degli stralli e aver scoperto che, rispetto al massimo carico, c'era ancora un margine ulteriore di oltre il 20 per cento. Oggi è evidente che qualcosa non ha funzionato ma è quello che era scritto nelle carte che avevamo».

Ferrazza: accusa ministero è uno scaricabile
«Ho ricevuto ieri la lettera di revoca del ministero», dice Ferrazza, che nei giorni scorsi si era detto stupito per l’estromissione dall’incarico «senza neppure una telefonata o una comunicazione ufficiale». All’accusa di non aver chiuso il traffico sul ponte, riferita dal fonti del ministero, Ferrazza replica: «In italiano si chiama scaricabarile, mi dispiace che questa dichiarazione non abbia nome e cognome. Quella sarebbe stata dignità». Secondo fonti del Mit Ferrazza era l'unico che, nella veste di provveditore, sentiti gli enti locali, poteva provvedere a far chiudere il traffico sul ponte: il livello di usura della struttura, pur molto elevato, non faceva scattare un obbligo di legge rispetto alla chiusura della circolazione ma Ferrazza avrebbe se non dovuto, potuto farlo. «A me risulta di non avere questi poteri, però posso sbagliarmi» ha detto l’architetto.