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Attualita

Polmonite in Lombardia, Gallera (Welfare): «Multe in arrivo per chi non sanifica gli impianti»

di Rosanna Magnano
12 Settembre 2018

L'epidemia di polmonite in corso in Lombardia - con 235 casi negli ultimi dieci giorni - è la più grande registrata in Italia causata dal batterio della legionella. La curva del contagio che in breve tempo ha colpito il basso Bresciano, l'alto Mantovano e alcuni comuni del Cremonese sembrerebbe in calo ma resta stretto il monitoraggio sullo stato clinico dei pazienti colpiti e continua la ricerca a tutto tondo sulle possibili origini della contaminazione. Ed è ferma l’intenzione di varare entro l’anno una delibera regionale che renda cogenti - con adeguate sanzioni - le linee guida dell'Istituto superiore della Sanità per la prevenzione della legionellosi. In modo che le sanificazioni degli impianti idrici e industriali siano fatte realmente e la macchina dei controlli possa agire in modo incisivo. È questo il quadro delle priorità che l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, illustra al Sole 24 Ore. «Il trend dell'epidemia - spiega Gallera - sembrerebbe in calo ma la conferma si potrà avere solo nei prossimi giorni».

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I numeri dell’epidemia

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Regione Lombardia, si sono registrati 235 accessi in pronto soccorso, il maggior numero nelle giornate di giovedì 6 e venerdì 7; 196 sono le persone attualmente ricoverate; 12 persone hanno rifiutato ricovero o sono già dimesse; due i decessi (1 con diagnosi accertata di legionellosi) e 17 i casi di legionellosi confermati (compreso il decesso). I casi clinicamente impegnati e ricoverati in reparti di terapia intensiva sono nove. «La legionella è una forma aggressiva - continua l'assessore - che non sempre si manifesta con la polmonite, e il cui esito clinico dipende molto dallo stato di salute del paziente». Prima di tutto, quindi, il tema è la gestione sanitaria dell'epidemia e lo stato di salute delle persone ricoverate. «Abbiamo registrato una riduzione della curva epidemica e quindi tendenzialmente il fenomeno potrebbe essere stato circoscritto ad alcuni giorni e poi con l'incubazione un po' diversa si è manifestato nel tempo, ma senza che ci sia un continuum nell'infezione della polmonite. Ovviamente ogni ora e ogni giorno sono importanti per confermare questo orientamento ma il numero delle persone che si sono presentate al pronto soccorso si è ridotto drasticamente e da due notti all’ospedale di Montichiari non si è presentato nessuno».

L’indagine sulle cause continua: esclusa l’acqua potabile

Intanto continuano le indagini sulle possibili cause del contagio. «Sull'origine dell'epidemia in questo momento non c'è alcuna certezza - spiega Gallera - ma entro una decina di giorni il quadro si dovrebbe chiarire. Abbiamo fatto 120 campionamenti sulla rete idrica e nelle abitazioni delle persone contagiate. Su alcune aree del fiume Chiese e su qualche torre di raffreddamento delle aziende più importanti. Entro lunedì o martedì prossimo avremo i risultati delle analisi. E da lì potremo cercare di capire. Quello che per induzione abbiamo compreso è che dal momento che tra tutti i comuni colpiti non c'è una rete idrica unica il veicolo del contagio non dovrebbe essere l'acqua potabile. In più ci sono stati dei giorni intorno al 23 e 24 agosto in cui ci sono state fortissime precipitazioni in quell'area. Quindi bisogna capire come la legionella si è diffusa sul territorio partendo da una bomba d'acqua».

Sotto la lente l’area del fiume Chiese

Perché non si ripetano altri casi in futuro è fondamentale indagare sull'origine della diffusione del batterio. «Anche se dalla letteratura - avverte Gallera - si evince che non è sempre possibile individuare l'origine della contaminazione. Ma l'idea, se la causa dovesse essere una torre di raffreddamento o un impianto industriale, è di rendere prescrittive le linee guida sulla sanificazione degli impianti in modo che le aziende e i comuni controllino che queste buone pratiche siano applicate». I comuni maggiormente interessati (almeno con 5 casi) sono: Carpenedolo, Montichiari, Asola, Remedello, Calvisano, Acquafredda, Desenzano, Isorella, Visano. Si tratta di centri che si trovano nei pressi del percorso del fiume Chiese: un'evidenza, unita al periodo di 'secca' dell'estate, e alla presenza di derivazioni per irrigazione dei campi, che viene tenuta in considerazione, anche se non trova particolari riscontri in letteratura scientifica, per non escludere anche eventi insoliti. Con il supporto di Arpa i tecnici regionali stanno incrociando i dati delle precipitazioni temporalesche e dei venti, con quelle della curva di incidenza dei casi, in attesa degli esiti dei campionamenti delle torri e delle irrigazioni.

Rezza (Iss): «Un evento inusuale e complesso da indagare»

L'epidemia di polmonite da legionella in Lombardia è in ogni caso un evento di enorme rilievo e apparentemente inusuale, la più grande registrata in Italia. A dichiararlo è Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss). «Inusuale intanto perché è stato difficile fare la diagnosi - spiega l'esperto -perché un certo numero di malati non risultava positivo all'antigene urinario che in genere risulta positivo per la legionella. Questo non si sa se dipende dalla sensibilità dei test utilizzati o dalla presenza di sierogruppi di legionella che non danno riscontro positivo all'antigene. Tanto è vero che poi dagli esami molecolari delle secrezioni respiratorie broncoaspirate il riscontro sulla legionella c'è stato». Ma anche le modalità di diffusione dell'epidemia sono insolite. «Normalmente siamo abituati a focolai delimitati, come quello di Bresso, maturati in contesti urbani, in singoli quartieri – continua Rezza - magari nelle vicinanze di torri di raffreddamento. Invece qui l'area è semi-rurale, delimitata certo, ma è come se ci fosse stato un evento anomalo che ha determinato un numero alto di casi in un periodo di tempo breve e in un'area comunque piuttosto ampia. Perché da un centro all'altro ci sono anche 30 chilometri e sono tutti lungo un fiume. Ed è difficile che le persone colpite, perlopiù anziane, abbiano frequentato gli stessi posti. Quindi si sarebbe portati a pensare a un evento importante, ambientale e anomalo. Ma andrà tutto verificato. Non basta la contaminazione dell'acqua, perché questa deve essere inalata e quindi essere sotto forma di aerosol. Quindi capire cosa è successo in un'area relativamente vasta non sarà facile. Non c’è trasmissione da persona a persona. La tendenza alla diminuzione dei casi è confortante ma sarà molto difficile individuare le cause. In ogni caso ben venga la decisione della Regione Lombardia - molto avanzata da un punto di vista sanitario, con più abitanti di molti paesi europei e con una vasta rete di infrastrutture industriali - di rendere cogenti le misure di prevenzione».