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Politica

Mondo di Mezzo, la Corte d’Appello di Roma emette la sentenza di secondo grado

di Ivan Cimmarusti
10 Settembre 2018

Non una struttura «criminale» qualunque. Mafia Capitale, come ha confermato il procuratore generale di Roma Pietro Catalani, era una «associazione di stampo mafioso» a tutti gli effetti e con tutte le caratteristiche disciplinate dall’articolo 416 bis del codice penale. Una posizione accusatoria per la verità smentita dal primo grado, che ha mandato assolto Massimo Carminati e tutta la presunta struttura dall’accusa di mafia. Ma domani la storia giudiziaria di questo procedimento potrebbe essere riscritta, con la sentenza che si appresta a emettere il secondo grado di giudizio.

Le posizioni divergenti
Le posizioni divergenti, tra accusa e difesa, sono state analizzate dal collegio giudicante della Corte d’Appello di Roma, che si trova a dover decidere sulla sostanza dell’indagine Mondo di Mezzo, che ha comunque portato alla luce un ramificato «sistema» clientelare che per la Procura capitolina era mafia mentre per le difese era, semplicemente, un meccanismo clientelare. Il primo grado (presidente Rosanna Ianniello, giudici Renato Organelli e Giulia Arcieri) oltre ad aver negato l’ipotesi di associazione mafiosa ha inflitto complessivi 290 anni di carcere rispetto ai 500 chiesti dalla Procura. Tra gli altri, l’ex Nar Massimo Carminati è stato condannato a 20 anni; il ras delle coop Salvatore Buzzi a 19; l’ex capogruppo del Pdl in Comune Luca Gramazio a 10; l’ex ad di Ama Franco Panzironi a 10; l’ex responsabile del tavolo per i migranti Luca Odevaine a 6 anni e 6 mesi; l’ex presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti a 6 anni.

Il nodo delle due associazioni
Il collegio del primo grado ha, inoltre, riqualificato anche la semplice associazione per delinquere, affermando che sussistono «due associazioni (la prima composta da Riccardo Brugia, Matteo Calvio, Massimo Carminati, Roberto Lacopo; la seconda composta da Riccardo Brugia, Salvatore Buzzi, Massimo Carminati, Claudio Caldarelli, Nadia Cerrito, Paolo Di Ninno, Agostino Gaglianone, Alessandra Garrone, Luca Gramazio, Carlo Maria Guarany, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Franco Panzironi, Carlo Pucci e Fabrizio Franco Testa)». In sostanza, due diversi gruppi che in comune avevano esclusivamente Massimo Carminati. La Corte d’Appello, ora, dovrà valutare anche questo aspetto, che potrebbe risultare rilevante ai fini dell’individuazione dell’associazione di tipo mafioso. Secondo il procuratore generale Catalani «in primo grado è stata fatta una operazione notarile». Ha aggiunto che «non ci sono due organizzazioni, va invece riconosciuto che c’è una unità di vertice in Carminati. Ci possono essere dei comparti diversi, ma resta il vertice e la direzione».