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Politica Economica

Ilva, basta scappare e ci sarà accordo

di Marco Bentivogli
02 Settembre 2018

Forse Vujadin Boskov direbbe che «Governo che da colpa dei problemi a Agenzia di rating o a Sindacato è come calciatore che gioca male e da colpa a pagelle di Gazzetta». Vale anche per Ilva, vale per noi e per chiunque è alla ricerca di responsabili sempre lontani da se. Ma stavolta siamo alle Olimpiadi dello scaricabarile.

Il Ministro opera al contempo in due direzioni: da un lato, fa conferenze stampa in cui dice che la gara è illegittima ma non la annulla, poi va alle feste, come oggi, a dire che sta ancora verificando le condizioni per annullare la gara in quanto «illegittima per eccesso di potere».

GUARDA IL VIDEO / Ilva: sindacati proclamano sciopero, Di Maio li convoca

Nel frattempo, prepara la settimana convocandoci gli unici due giorni nei due mesi in cui avevamo, dal mese di luglio comunicato la nostra indisponibilità (chissà perché) e prepara i testi con azienda e commissari per chiederci di fare l’accordo per fare in modo che la nostra intesa rappresenti, «l’interesse pubblico a non annullare la gara o in caso di mancato accordo, l’interesse pubblico ad annullarla».

Così potrà dire agli ambientalisti che non è sua responsabilità se facciamo accordo e al contrario se non lo facciamo. Al contempo potrà dire al resto del Governo al Sindacato e a chi vuole Ilva aperta e ambientalizzata che è merito suo se arriviamo ad una intesa. In pratica scarica l’esistenza dell’“interesse pubblico” a chiuderla o a tenerla aperta sulla trattativa sindacale.

Nel frattempo il ministro Di Maio sa che il 7 settembre deve chiudere la procedura amministrativa da lui aperta per verificare la validità della gara. E lo stesso giorno, rendere pubblico il parere dell’Avvocatura, da lui stesso richiesto.

Da giugno 4 rapidi incontri sindacali e nell’ultimo miglio fa pressing su di noi per fare in 24 ore quello che lui ha impedito per 4 mesi, indebolendo il potere contrattuale del sindacato. Se serve, pur di fare un buon accordo, asseconderemo finanche la sua ossessione di poter dire di aver fatto meglio del suo predecessore. Non è la prima volta mi capita.

Per fortuna chi conosce bene la posta in gioco di questa vertenza, anche su versanti opposti come noi e peacelink si rende conto come siamo stati in questi mesi accontentati e beffati entrambi. Sogno una politica in cui, a prescindere dagli schieramenti, chi arriva dopo, ringrazia chi c’era prima e dimostra di aver fatto meglio nei fatti e non nella narrazione mediatica. Sogno una politica che rispetti il sindacato e il suo lavoro difficile di conciliazione di interessi e di mediazione sociale. Sogno una politica che sappia affermare le proprie prerogative sfidando i fischi senza inseguire gli applausi raccontando frottole.

Le bugie fanno vincere le elezioni ma distruggono il lavoro di intere generazioni, fanno perdere credibilità al paese, alle istituzioni e alle persone. Mi auguro che questa settimana si chiuda con la possibilità di portare ai lavoratori un buon accordo su cui confrontarsi in assemblea. Mi auguro che questa esperienza sia di insegnamento per il paese e per il Governo: le contrapposizioni dove si cercano con banalità i nemici e i vincitori fanno fare passi indietro alla nostra povera Italia, all'ambiente, alla salute, al lavoro, alle imprese, a tutti.