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Politica Economica

In 10 anni persi 2mila euro pro-capite, nel 2019 Pil ancora in frenata

di Marzio Bartoloni
12 Settembre 2018

Gli italiani negli ultimi 10 anni hanno perso circa 2.000 euro di Pil pro capite. A lanciare l’allarme è stato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli commentando i dati del rapporto «Eredità pesante, congiuntura difficile, legge di bilancio complessa» messo a punto dall’ufficio studi dell’associazione che rappresenta il settore del commercio del turismo e dei servizi. Secondo il rapporto di Confcommercio il Pil reale pro capite nel 2008 era pari a 28.200 euro mentre nel 2018 è sceso a 26.700 euro, con una riduzione del 5,4 per cento.

Senza l'aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia il Pil nel 2019 aumenterà dell’1,1%, se invece l'Iva dovesse aumentare la crescita del Pil si fermerà tra lo 0,8 e lo 0,7 per cento. I consumi ne risentirebbero infatti con una variazione positiva di solo lo 0,3-0,4%: l’aumento dell’Iva graverebbe sulla spesa media annua tra i 212 euro per una persona sola oltre i 65 anni a 412 per una coppia con almeno tre figli. Queste le previsioni di Confcommercio illustrate dal direttore dell'ufficio studi Mariano Bella . Ma «d opo il dato sulla produzione industriale di stamattina stimiamo un ulteriore rallentamento del Pil», ha aggiunto Bella citando il dato di luglio dell’Istat (-1,8%) «particolarmente brutto perché riguarda i beni di consumo e strumentali, e luglio fa parte del terzo trimestre». La revisione al ribasso riguarderà soprattutto il 2019, ma probabilmente anche l'anno in corso.

L a legge di bilancio sarà, per il presidente di Confcommercio Sangalli, un «esercizio particolarmente delicato» e proprio per questo il governo dovrà fare delle «scelte». «Quello che ci preoccupa di più - ha chiarito Sangalli - è che a causa di una economia che mostra evidenti segnali di rallentamento, la prossima Legge di Bilancio diventa un esercizio particolarmente delicato, bisogna tenere i conti pubblici in ordine, disinnescare le clausole di salvaguardia, avviare le riforme previste dall'accordo di governo». S angalli ha comunque sottolineato che «tutto ciò che rientra nel perimetro della riduzione delle tasse ci trova favorevoli purché non si baratti con l’Iva» indicando tra le «priorità assolute» per tornare a crescere in Italia «la riduzione delle tasse, evitando l’aumento dell’Iva».