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Politica

Dall’Australia alla Turchia: l’abitudine di Salvini di guardare all’estero

di Andrea Carli
07 Settembre 2018

Lanciare un messaggio politico chiamando in causa le strategie promosse da altri paesi, che diventano modelli da imitare. È una prassi abbastanza abituale nel repertorio politico del vicepremier e ministro dell’Interno con cui, in occasione di un recente incontro a Milano, all’indomani della chiusura del caso Diciotti, il vicepremier ha lanciato una svolta sovranista per l’Europa del futuro, contro l’europeismo modello “classico” stile Macron. Il tutto a otto mesi dalle elezioni europee del maggio 2019. Salvini ha annunciato: con Orbàn cambieremo le regole Ue. I due concordano su alcuni punti, quali la chiusura dei confini terrestri e marittimi e i respingimenti di massa di tutti i migranti verso i Paesi di origine.

L’accordo con Russia Unita e la difesa dell’operazione in Crimea
Il leader leghista non ha mai nascosto le sue simpatie per il presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Circa un anno fa è andato a Mosca per firmare a nome della Lega un accordo di cooperazione con il partito dello “zar” del Cremlino, Russia Unita. Il ministro dell’Interno ha anche confidato di considerare legittima l’aggressione della Crimea da parte delle forze filo russe. E ha sempre sottolineato l’opportunità di revocare le sanzioni che l’Unione europea ha fatto scattare nei confronti della Russia a seguito della crisi.

L’Australia? È il modello a cui voglio arrivare
Sempre in tema di politiche migratorie, un altro modello - oltre all’Ungheria - a cui Salvini fa riferimento è quello australiano. «Questo è il modello a cui voglio arrivare! Evviva la civile e seria Australia»: con queste parole il ministro ha commentato, qualche giorno fa, la notizia dell’arresto dei migranti a bordo della prima barca in quattro anni che è riuscita a raggiungere l’Australia dal Vietnam. Il mio obiettivo, ha spiegato, è il “No way” australiano. Nessun migrante soccorso in mare mette piede in Australia».