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Politica20

La «missione» nelle Marche di Gentiloni e Minniti

di Lina Palmerini
07 Febbraio 2018

Il caso ha voluto che proprio dove ora si è spostato il centro della scena elettorale, il Pd abbia candidato due dei suoi nomi eccellenti. E infatti il capolista del collegio plurinominale di Ascoli e Macerata si chiama Paolo Gentiloni e a qualche chilometro da lì, nel collegio uninominale di Pesaro, la sfida per il partito è nelle mani di Marco Minniti. Insomma, proprio in terra marchigiana dove si sono verificati i due fatti tragici – la morte e lo smembramento della ragazza, poi, il raid razzista – la battaglia politica su immigrazione e sicurezza dovrà essere gestita dai legittimi titolari, il premier e il suo ministro dell’Interno. E dunque spetta soprattutto a loro la “missione” di reggere quest’onda d’urto polemica che sta girando la campagna elettorale di questi giorni – sembra – a svantaggio del Pd. L’obiettivo per loro due diventa quello di invertire la percezione che c’è sull’operato del Governo e soprattutto del modo in cui il partito si pone nei confronti degli immigrati, che è causa di uno scollamento importante con gli elettori. Almeno a leggere i più recenti sondaggi, anche la versione che è stata data dal leader Pd in questi ultimi giorni non ha funzionato e anzi ha provocato un altro piccolo calo di consensi.

Una versione, tra l’altro, piuttosto oscillante. Si è passati dall’appello ad abbassare i toni per non mettere benzina sul fuoco, a rialzare quei toni additando gli istinti violenti e razzisti della Lega di Salvini. Un’altalena che sembra non sia piaciuta a Marco Minniti che oggi farà il suo debutto da candidato a Pesaro e dirà la sua. Spiegherà, dicono alcuni suoi stretti collaboratori, che per la prima volta il Governo ha una strategia sull’immigrazione, uscirà dalle sfumature emotive per declinare la materia con concretezza smontando anche le ultime uscite di Berlusconi o Salvini che parlano di 600mila rimpatri. E dunque con la tappa di oggi, Minniti dovrebbe tentare una prima “risalita” del Pd su quello che è diventato un terreno scivoloso della campagna elettorale. E nei prossimi giorni sarà con Matteo Renzi che ha organizzato un incontro insieme a lui a Firenze, lunedì prossimo, sul tema della sicurezza. Un doppio tentativo per il segretario Pd, di ricucire con il ministro dell’Interno dopo lo strappo sulle liste elettorali – non votate da Minniti – e di fare fronte comune contro l’offensiva di destra.

Diverso lo spartito che proverà a suonare Paolo Gentiloni che sin dall’inizio delle tragiche vicende di Macerata ha scelto di mantenere un profilo più istituzionale stando mezzo tono sotto quello dei protagonisti politici. E così vuole continuare. A Palazzo Chigi raccontano che non vuole buttarsi nel fuoco incrociato delle polemiche con Salvini e che manterrà un passo più governativo e quindi probabilmente arriverà a Macerata, dove è capolista, quando la bufera sarà passata. Chi invece ci sarà già dopodomani è Giuliano Amato. Anche qui la casualità ha giocato un ruolo: Ancona e Macerata erano infatti le tappe scelte per l’ex premier nel “Viaggio nelle scuole della Corte costituzionale” a 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione. E la lezione del giudice Amato, venerdì, a Macerata cade bene.