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Edilizia e Ambiente

Ecobonus, il mercato della cessione del credito si allargherà

di Saverio Fossati e Giuseppe Latour
23 Maggio 2018

Il mercato si apre e le reazioni si fanno sentire: con la circolare delle Entrate 11/E del 30 aprile scorso sono state fornite due importanti precisazioni sulla cessione del credito fiscale relativo alla riqualificazione energetica degli edifici: la prima, che prevede la possibilità di cedere il credito a soggetti “plurali” (come i consorzi) dove siano presenti, anche se non in forma maggioritaria, banche o finanziarie; in questo modo l’assorbibilità della cessione diventa più facile e il mercato si allarga. La seconda, che stabilisce che la cessione può essere fatta solo una volta (dopo la prima) «ai soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione».

Si tratta di indirizzi che non trovano un preciso riscontro nella norma (articolo 14 del Dl 63/2013) ma, secondo il vice ministro dell’Economia Enrico Morando «È corretto dire che le norme non dicevano la stessa cosa. Ma nella realtà (non nelle norme) la cessione del crediti previste nella manovrina e nella legge di Bilancio non ha funzionato affatto, tanto che il numero degli interventi previa cessione del credito per ecobonus nei grandi palazzi degli anno tra Cinquanta e Settanta, cioè i più energivori, in realtà si contano sulle dita di una mano in tutta Italia. E la circolare sblocca un potenziale ed enorme business». Di qui la richiesta, in particolare delle società energetiche, precisa Morando, di avere una circolare che dicesse che una volta sola il credito può essere ceduto (oltre al passaggio da cliente e riqualificatore) « In modo che possa accadere ciò che succederà: l’impresa che riqualifica può acquistare tutto il credito fiscale, realizzare un risparmio energetico tra 40% e 60% certificato da Enea e fidelizzare il cliente per un certo numero di anni».

Non sono così ottimista gli artigiani: per Claudio Carpentieri, dell’Ufficio Politiche Fiscali della Cna, «C’è grande preoccupazione per l'ambito di definizione degli “altri soggetti” privati cui è possibile cedere il credito perché le piccole si troveranno in difficoltà rispetto alle grandi imprese energetiche che faranno consorzi con le banche a faranno da asso pigliatutto. E le piccole diventeranno, non trovando altri soggetti con i requisiti richiesti cui cedere il credito, non potranno acquisirlo e diventeranno meri esecutori di lavori decisi da altri e con condizioni decise altrove».