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Attualita

Hackitalia, dalla finanza alla scuola: la nuova Italia disegnata dai giovani

di Alberto Annicchiarico
23 Febbraio 2018

Cinquantuno fra laureati, dottorandi e giovani professionisti, di diversa formazione accademica, e otto esperti per formulare proposte di policy su quattro temi: finanza pubblica, scuola e università, immigrazione e demografia, cambiamento tecnologico e lavoro. Con la segreta ambizione che le loro idee finiscano sul tavolo del prossimo governo (saranno le elezioni ormai imminenti a dire chi dovrà farsene carico) e magari siano rese concrete. Hackitalia è stata la prima maratona di idee per le politiche del futuro, organizzata dal think tank di studenti Tortuga e dal blog Econopoly del Sole 24 Ore. Un pomeriggio e una mattina intensi per arrivare a definire i progetti presentati ai mentor. Fra i quali il presidente dell’Inps Tito Boeri, Marco Bentivogli (segretario generale della Fim Cisl), Carlo Cottarelli (direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici alla Cattolica), l’economista e deputata Irene Tinagli, l’economista Filippo Taddei.

In finale è andata una squadra per tema e la giuria formata da Carlo Altomonte (docente di politica economica alla Bocconi), Marco Leonardi (consigliere economico di Palazzo Chigi), e Stefano Sacchi (presidente dell’Inapp) ha premiato la proposta sul cambiamento tecnologico. Un’idea mirata a curare la malattia della bassa produttività che affligge il Paese. Come? Incentivando le aggregazioni per acquisizione e dando continuità sul piano dimensionale alla spinta del Piano Industria 4.0 che ha beneficiato solo marginalmente proprio le aziende familiari e più piccole.

«Il contributo principale di una manifestazione di questo tipo - secondo Taddei - è che aiuta a crescere e a distillare l'essenziale dall'inessenziale, che poi è l'aspetto decisivo delle proposte di policy, che sono tanto più efficaci quanto più vengono definite le priorità». Possibilmente da tarare sull'esistente. «Questo - è ancora Taddei a parlare - è un punto molto importante: le proposte devono essere collocate nelle contraddizioni della realtà e non cadere nella fallacia del foglio bianco, cosa che succede molto spesso in Italia».

Taddei ha partecipato ai tavoli sulla riforma dell'Irpef. Una delle proposte andava in direzione ostinatamente contraria al leitmotiv fiscale della campagna elettorale: sì o no alla flat tax. In questo caso i ragazzi di Hackitalia avevano addirittura pensato a creare più aliquote suddivise per fasce d’età, con un occhio di riguardo alle generazioni più giovani e in difficoltà. «Eppure - confessa Taddei - ho trovato più adesione a fatti e numeri concreti in questo gruppo di ragazzi che nel dibattito in corso sui giornali».

La bellezza del confronto fra giovani menti ed esperti, spiega Irene Tinagli, che ha partecipato ai progetti su cambiamento tecnologico e lavoro, «è che si ritrova una freschezza che a volte nelle istituzioni si perde. In Parlamento si discute di proposte vecchie anche di 20 anni, penso per esempio alla riforma del lavoro. Questo impedisce di immaginare delle soluzioni completamente nuove». È il metodo dell'hackaton a dare una spinta decisiva, secondo Tinagli. «Andrebbe trasferito nelle università. Stimola a ragionare sulla progettazione delle politiche in un Paese che ama molto improvvisare».

Ad Hackitalia hanno partecipato ragazzi che di qui a 3 anni potrebbero essere in buona parte all'estero e che magari fra cinque o dieci anni potrebbero tornare a dare il loro contributo di professionisti, economisti ed esperti alla politica italiana. «È interessante - dice il sindacalista Marco Bentivogli, autore con il ministro Carlo Calenda del Piano industriale per l'Italia delle competenze , pubblicato sul Sole 24 Ore - la capacità di una generazione post-ideologica di precisare i problemi. E questa dell'hackaton è una formula molto generativa di uno sforzo creativo senza i piagnistei a cui siamo abituati. Non lamentazioni, ma progetti».

Tutto bene quindi? Zero intoppi? «Ho riscontrato - commenta Andrea Stuppini, dirigente della Regione Emilia-Romagna - qualche difficoltà nei ragazzi nel distinguere le diverse competenze ai vari livelli della Pubblica amministrazione. E un po' di rigidità nell'individuare gli attori e le azioni da svolgere quando si parla di coinvolgimento delle parti sociali e del terzo settore». Temi complessi, poco tempo a disposizione, qualche collo di bottiglia, inevitabilmente. Come la difficoltà «di trovare soluzioni quando si parla di formazione professionale - spiega Carlo Devillanova (professore di economia politica alla Bocconi), che si è confrontato con i tavoli su immigrazione e demografia - o quando si tratta di individuare un budget, degli attori. Però resta, senza dubbio, il valore del colloquio con chi vuole affrontare i problemi, finalmente, in maniera concreta».