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USA

La sindrome autodistruttiva di Donald Trump

di Mario Platero
17 Agosto 2017

Non dobbiamo stupirci: da ieri il mondo degli affari ha abbandonato in massa Donald Trump. Questo presidente, afflitto da una chiara sindrome della doppia personalità, ha passato martedì un limite che nessun prima di lui negli ultimi 70 anni aveva superato: discutendo degli incidenti di Charlottesville ha messo sullo stesso piano neo-nazisti, Alt Right, Ku Klux Klan e i movimenti che difendono l'emancipazione e l'integrazione.

Ha in sostanza negato, oltre ai valori americani, anche i valori fondamentali del mondo degli affari, che puntano sul rispetto di ogni minoranza e del merito in nome dell'obiettivo comune di prosperare insieme. Non solo, ha paragonato il generale George Washington, l'eroe protettore delle libertà di religione e della Costituzione contro gli inglesi, al generale Lee che guidava le truppe del Sud nella Guerra Civile in nome proprio della lotta contro la Costituzione americana e contro quelle libertà.

In questo contesto Stephen Schwarzman, il fondatore di Blackstone Group, un ebreo orgoglioso delle sue origini umili nei sobborghi di Filadelfia e del suo successo, ha capito che dopo le defezioni di Larry Fink di Blackrock, Ginni Rometty di IBM, Rich Lesser di Boston Consulting Group e Toby Cosgrove di Cleveland Clinic non poteva continuare a guidare il gruppo di consiglieri/imprenditori del presidente. Lo stesso è successo per il Consiglio Manifatturiero. Dopo le dimissioni di ieri di Inge Thulin, ad di 3M, che ha seguito i suoi colleghi di Merck, Under Armour e Intel il gruppo è stato sciolto .

Colpisce la predisposizione all'isolamento e all'autodistruzione di Donald Trump. Da una parte il presidente capisce che il disordine della sua Casa Bianca lo danneggia e nomina a capo di Gabinetto John Kelly, un ex generale dei Marines. Dall'altra gli riesce impossibile resistere al disordine a costo di imbarazzare lo stesso KellyEra stato Kelly ad aver convinto Trump a fare marcia indietro su certe dichiarazioni esplosive della settimana scorsa su Charlottesville. Così lunedì il presidente aveva fatto ammenda e aveva attaccato gli estremisti di destra in un testo scritto. Poi, martedì, in una conferenza stampa, sotto il fuoco incrociato delle domande sugli incidenti di Charlottsville, Trump è esploso ed ha attaccato anche coloro che difendono le libertà civili americane ricevendo in cambio una lettera di elogio da parte di David Duke, ex capo del Ku Klux Klan e distruggendo così il lavoro di Kelly.

Del resto, già nelle ultime settimane, nonostante l'arrivo di Kelly, avevamo già visto situazioni alquanto sconcertanti. A partire dalla debacle con la Corea del Nord: partita con una minaccia di «fuoco e fiamme» da parte di Trump, la vicenda si è poi chiusa con una marcia indietro di Kim Jong-un su pressioni della Cina, proprio come aveva previsto il copione diplomatico. Ma c'è di più. Giorni fa il presidente ha attaccato ferocemente il capo della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, chiedendo le sue dimissioni per aver mancato l'obiettivo di abolire Obamcare.

Peccato che l'autorevole (e intelligente) McConnell fosse uno dei suoi pochi preziosi alleati in Congresso. Trump ha anche attaccato il suo segretario alla Giustizia, Jeff Sessions. Il messaggio è inequivocabile: un capo che abbandona i suoi luogotenenti dopo la battaglia non ispira fiducia. Sempre nei giorni scorsi, invece di attaccare Vladimir Putin per aver espulso 775 diplomatici e funzionari americani dall'Ambasciata a Mosca, Trump lo ha ringraziato: «Così potremo risparmiare un bel po' di costi inutili». Di nuovo, un capo che abbandona i suoi uomini del dipartimento di Stato ironizzando sulla loro utilità porta, al di là della battuta, delusione e scoraggiamento.

Ma il fronte si sta incrinando anche sulla creazione di nuovi posti di lavoro in America grazie agli investimenti esteri annunciati dalla Casa Bianca. Ricordate i 10 miliardi di dollari promessi dalla taiwanese Foxconn in impianti manifatturieri nell'elettronica in Wisconsin?

Avrebbero creato 13mila nuovi posti di lavoro. Il governatore, il repubblicano Scott Walker era in tripudio. Oggi è alquanto disperato: ci si è accorti che la combinazione di agevolazioni fiscali e su regole anche ambientali costerà allo stato qualità della vita e quattrini fino al 2043! La ribellione in questo caso è partita dalla base repubblican che controlla il parlamento dello stato.

I nfine il pasticcio più grave, quello di Charlottsville. La dinamica degli ultimi eventi è nota: gli scontri in Virginia hanno visto schierati da una parte coloro che manifestavano contro il trasferimento dal centro della città a un parco secondario di una statua equestre del generale Lee e dall'altra chi si era schierato per strada per la difesa delle libertà.

Qui non si parla più di destra religiosa o di repubblicani estremisti, si parla appunto di neo-nazisti, di Alt-Right, di Ku Klux Klan. Si parla di gente che nascondendosi dietro la protesta per la statua manifestava contro gli ebrei, contro i neri, contro gli immigrati di ogni provenienza in nome di una purezza bianca che non apprtiene al nostro tempo o al futuro o alla tradizione di “crogiuolo razziale” di questo paese che risale ai Padri Pellegrini. I preparativi per questa dimostrazione, mirata a scatenare la violenza e a coalizzare i movimenti estremisti sui fronti razziali, andavano avanti da mesi, con annunci provocatori ai quali militanti di Black Lives Matter e di altri movimenti che difendono i diritti civili e le libertà religiose hanno deciso di rispondere manifestando in un'altra parte della città.

Poi gli scontri e l'assassinio di una dimostrante per i diritti civili. Infine la reazione rabbiosa di Trump alle domande dei giornalisti e il suo attacco ai movimenti che difendono le libertà fondamentali americane dietro le quali si schiera forse il 90% dei repubblicani in Congresso.

Per questo il conflitto fra le due personalità di Trump, un uomo che non è in grado di distinguere le conseguenze della sua retorica aggressiva e tracotante, pervasa sempre da un costante narcisismo: non c'è nulla più della percezione di un'offesa personale a far scattare in lui meccanismi incontrollati e appunto autodistruttivi. Cosa non rassicurante per un uomo che siede sul ponte di comando della superpotenza nucleare mondiale.