Questo sito utilizza cookie Pi� informazioni

Politica Economica

Nuova flat tax per i professionisti: a chi conviene cambiare regime

di C. Dell'Oste e V. Uva
09 Settembre 2018

È nel pieno della carriera, ma ancora sotto i 50 anni, e vive nel Centro-Nord. Questo l’identikit del professionista più interessato alla. È quanto emerge dalle elaborazioni del Sole 24 Ore sui dati di alcune delle principali Casse di previdenza, riferiti a una platea di circa 500mila professionisti ordinistici (tra cui avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e geometri).

Partendo dal volume d’affari dichiarato agli enti previdenziali si può stimare l’impatto dell’innalzamento delle soglie d’accesso al regime forfettario. Di fatto, già oggi un professionista su due sta sotto i 30mila euro di ricavi l’anno (il prerequisito per scegliere il forfait attuale). Se poi l’ipotesi cui lavora la Lega sarà confermata, solo un contribuente su dieci tra quelli nel campione resterà escluso a priori: circa 92mila professionisti (con ricavi entro i 65mila euro) potranno valutare l’aliquota al 15%, mentre altri 37mila quella al 20% sul fatturato incrementale fino a 100mila euro.

La distribuzione dei potenziali aderenti, però, è tutt’altro che omogenea, per categorie, territorio, sesso ed età. La soglia extra large coinvolgerebbe maggioramente le categorie a reddito medio più alto: vi rientrebbe oltre un terzo dei commercialisti e dei consulenti del lavoro, ma solo un quinto degli avvocati perché sei legali su dieci stanno già sotto i 30mila euro di ricavi. Trend analogo per i geometri e i biologi, per la maggior parte già oggi sotto il limite.

Le differenze sul territorio dipendono dal reddito della categoria. Prendiamo i geometri: in Trentino Alto Adige quasi un professionista su due ricade nella fascia di ricavi interessata dall’ipotesi di flat tax; in Calabria meno di uno su dieci. I commercialisti, invece, hanno un divario più sfumato: tra la prima regione per incidenza di potenziali interessati (la Sardegna, 45,3%) e l’ultima (la Calabria, 31,8%) non c’è uno scarto così grande. Questo perché gli introiti medi della categoria tendono a essere più costanti sul territorio. E la Lombardia, regione simbolo della Lega? Potrebbe essere tra le meno coinvolte, perché qui molti commercialisti hanno dichiarato ricavi previdenziali superiori ai 100mila euro.

A livello di sesso ed età, le novità non interesseranno quasi mai gli under 30, ma quella fascia tra i 40 e i 50 anni dove è più facile trovare redditi medio-alti, ma non ancora al top. Solo per una categoria - i ragionieri - l’ipotesi di aumento delle soglie di compensi per accedere alla tassa piatta premierebbe di più le donne, in particolare le quarantenni.

Si tratta però di un “premio” potenziale. Varata la manovra, tutti dovranno valutare in concreto se sarà conveniente e possibile aderire o no alla nuova flat tax. In certi casi, infatti, potrebbe rimanere più vantaggioso il regime ordinario: ad esempio, quando il contribuente ha molte detrazioni e abbatte l’Irpef o quando ha così tante spese che gli conviene dedurle in via analitica anziché a forfait (per i professionisti il coefficiente di redditività ora è il 78%). In altri casi, invece, potrebbero mancare gli altri requisiti fissati dalla legge: ad esempio, oggi non bisogna pagare più di 5mila euro l’anno a dipendenti e collaboratori, o non avere più di 20mila euro di costo per i beni strumentali, e ci sarà da vedere se questi vincoli saranno allentati dal 2019.

E il ragionamento andrà riproposto per tutte le partita Iva non ordinistiche. In questo senso, i dati delle Finanze sugli studi di settore - pur non essendo omogenei con quelli delle Casse, e offrendo meno dettagli - permettono di gettare un interessante sguardo d’insieme. Si scopre così che molte delle categorie con i ricavi medi più bassi, come le guide turistiche, sono per oltre il 70% nella fascia inferiore a 30mila euro. Mentre, di contro, quelli con importi più elevati - come gli informatici o, tra gli iscritti agli Albi, i notai - potrebbero ritrovarsi fuori dai limiti.