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Attualita

Olimpiadi, Sala si sfila: «Disponibili solo a ospitare gare». Malagò conferma candidatura unica

di Antonio Larizza
01 Agosto 2018

Il sindaco di Milano fa cadere il gelo sulla partecipazione italiana ai Giochi invernali 2026. Il progetto di candidatura unitaria tra Cortina, Milano e Torino ha infatti davanti a sé una salita ripidissima: a pochi minuti dell’annuncio dei Coni che avrebbe dovuto ratificare l’idea delle «Olimpiadi d’Italia», il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che pure ieri si era detto favorevole, si è sfilato, con una lettera inviata al presidente del Coni Giovanni Malagò.

Lo stop di Milano
«Egregio Presidente, caro Giovanni, con rammarico constato che nella scelta della candidatura per i giochi olimpici e Paralimpici 2026 le ragioni della politica stanno prevalendo su quelle sportive e territoriali», si legge nella lettera.

«Per spirito di servizio al Paese, Milano conferma la sua disponibilità, ove richiesto, solo come venue di gare o eventi in quanto, stante le attuali condizioni, non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026», prosegue Sala. «Qualora la nostra posizione non sia ritenuta accettabile accoglieremo di buon grado la decisione del Coni e, certamente, faremo il tifo per la candidatura italiana selezionata», conclude il sindaco di Milano.
Potrebbe essere lo stop, forse definitivo, al progetto delle «Olimpiadi d’Italia» voluto con tenacia da Giovanni Malagò, che per giorni ha incalzato le città candidate a rappresentare l’Italia ai Giochi invernali 2026 - Milano, Torino e Cortina - affinché facessero fronte comune.

Torino: «Ci mettiamo a disposizione»
La partita sembrava vinta, con il sì del sindaco di Torino Chiara Appendino, arrivato martedì sera in tarda serata. La lettera indirizzata al presidente del Coni, protocollo n° 004075, arriva poco dopo le 20. Inizia con un «Gentile Presidente, Gentile Giovanni». Il sindaco di Torino Chiara Appendino ribadisce come «la candidatura compatta di Torino con le sue montagne sia la migliore scelta». Ma, nel merito, sottolinea come «la proposta di candidare tre diverse città assumerebbe, nei fatti, i caratteri di una candidatura nazionale che va ben oltre i confini delle competenze politiche, gestionali e amministrative dei sindaci di Cortina, Milano e Torino». Poi, il passaggio chiave: «Per questo motivo, le analisi, le valutazioni, il coordinamento, i dovuti approfondimenti e le conseguenti decisioni ritengo spettino non più alle singole amministrazioni locali, ma a tutti gli enti preposti e al Governo nazionale nei confronti del quale, con il dovuto rispetto istituzionale, ci mettiamo a disposizione». Pochi minuti dopo il Governo, con una nota del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, fa sapere che «incontrerà le città candidate e verificherà la compatibilità delle linee guida del dossier comune». Di fatto, anche Torino è nella partita.

Le prime riserve di Milano e Cortina
È l’ultimo tassello mancante al progetto di Malagò. Ma già arrivano i primi distinguo da parte di Milano e Cortina. Il governatore del Veneto e il sindaco di Milano non smentiscono Malagò ma, pur dichiarandosi in linea con la candidatura unitaria, Luca Zaia chiede «precise garanzie per tutti coloro che vogliono essere della partita, oltre a pieno sostegno e unitarietà sul piano organizzativo», mentre Giuseppe Sala ribadisce «la necessità di una chiara identificazione della governance della candidatura». Segno che si tratta ancora sul tema della regìa.

Il nodo «città capofila»
Malagò prova a giocare l’ultima carta: l’ok dei Cio per una candidatura di pari dignità. «Abbiamo ottenuto dal Cio la possibilità di avere un riscontro di pari dignità da parte delle tre città. La commissione del Coni - aveva spiegato poche ore prima Malagò - indica quindi come strada da seguire la candidatura congiunta con le tre città». È un tentativo per derubricare il tema divisivo della città «capofila» e lanciare il cuore oltre l’ostacolo:  «Abbiamo già ricevuto la disponibilità (alla candidatura condivisa, ndr) di Milano e Cortina. Aspettiamo di sapere se c’è anche quella di Torino».
Il pressing su Torino ha effetto, e spinge Appendino ad accettare di fatto l’idea di una candidatura condivisa. Era chiaro infatti che, da sola, Torino non avrebbe retto il confronto con Stoccolma, considerata da tutti la città da battere. E che quindi se la città piemontese voleva partecipare, non aveva altra scelta che farlo insieme alle altre candidate, giocando un ruolo in un progetto allargato.
Ma se Torino ha tutto da guadagnare da una candidatura unitaria, Milano ha tutto da perdere. A comunciare dal ruolo di capofila. Così, poco prima che il Coni formalizzasse una candidatura a tre senza un comune capofila, il sindaco Sala con la lettera a Malago decide di affossare il progetto delle «Olimpiadi d’Italia».
Facendo cadere il gelo sulla candidatura italiana ai Giochi invernali 2026.

Il Coni conferma la candidatura unica
Nel pomeriggio la Giunta nazionale del Coni ha dato comunque il via libera alla candidatura congiunta di Cortina, Milano e Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. I membri di Giunta si sono espressi all'unanimità a favore della soluzione anticipata ieri dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. Nel pomeriggio sarà il Consiglio nazionale ad ufficializzare la candidatura con una delibera.

Malagò: «Governance? Per ora solo candidati»
«La governance si dovrà attuare e definire quando quella che oggi è una candidatura diventerà un’Olimpiade. Al momento siamo solo candidati: non abbiamo preso le Olimpiadi, ci siamo iscritti alla gara». È la posizione del numero uno del Coni, Giovanni Malagò, alla luce della lettera del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in cui si dice che la città lombarda parteciperà solo per ospitare gare o eventi. «Non cambia assolutamente niente dopo le parole di Sala - ha precisato Malagò - l’ho sentito ieri e oggi tante volte».