Questo sito utilizza cookie Pi� informazioni

Attualita

Crollo di Genova, campionato sì o no? Dubbi (e ipocrisie) di un Paese diviso

di Francesco Prisco
17 Agosto 2018

Sabato 18 agosto, giorno di lutto nazionale per le vittime del crollo del ponte Morandi a Genova, con funerali pubblici alla presenza del presidente della Repubblica e Tommasi
Intermedia la posizione di Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus campione d’Italia, quest’anno rafforzata da un certo Cristiano Ronaldo: «Ci sono organi che hanno la competenza, credo che sia stata giusta la decisione di non fare giocare Genoa e Samp. Noi ci adeguiamo, giocheremo sabato nel girono del lutto nazionale, lo dobbiamo fare, così hanno deciso, lo faremo nel rispetto e nella vicinanza a chi ha subito la tragedia». Come succede spesso, il buonsenso abita a casa di Damiano Tommasi, presidente di Assocalciatori: «Ricordo certe critiche per lo stop deciso per la scomparsa di Astori da parte di quei tifosi che quel giorno erano già partiti per seguire le loro squadre, penso che giocare domani e domenica con il lutto al braccio sia un segnale forte da parte del campionato. Il rinvio delle gare di Genoa e Sampdoria è la conseguenza di un momento particolare per la città di Genova e non solo. Giusto in questa occasione non giocare».

Ulivieri: «Si gioca? Se è per questo, qualcuno andrà al mare»
Sulla stessa lunghezza d’onda il numero uno dell’Associazione allenatori Renzo Ulivieri: «Quelle due partite andavano fermate. Si giocherà invece domani che è giornata di lutto nazionale? Per codesto ci sarà anche tanta gente che andrà al mare, credo che giocare o no sia secondario, semmai c’è stata mancanza di rispetto da parte di chi in una tragedia del genere avrebbe dovuto mantenere invece dei toni bassi. Fa male sentire certe cose, molte persone non conoscono il senso del dolore». E qui il vecchio guru di San Miniato centra il problema: il lessico.

Se il problema è (ancora una volta) il lessico
Ci sono cose che non andrebbero mai dette o scritte in certe situazioni. E ancora di più se si ricoprono cariche istituzionali. Quanto all’opportunità di rinviare tutta la prima di campionato, giova sfogliare un po’ il libro di storia: nella Grecia classica lo sport era religione. Le Olimpiadi erano un motivo più che sufficiente per fermare tutte le guerre. Nell’Italia contemporanea neanche una tragedia immane riesce fermare una guerra tra opposte fazioni che hanno sempre meno da dirsi, persino quando dovrebbe vigere il proverbiale clima di unità nazionale. Tutto il resto è ipocrisia.