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Politica

Manovra, la vittoria della linea Tria: «L'obiettivo del governo è l’1,6%», ma il ministro parla della crescita

di Gianni Trovati
09 Settembre 2018

«L'obiettivo del governo è l'1,6%», spiega il ministro dell'Economia Giovanni Tria nel suo intervento di chiusura del Forum Ambrosetti a Cernobbio. Ma chiarisce immediatamente che il riferimento è alla crescita, e non al deficit su cui il titolare dei conti italiani non scuce cifre.

Anche se i numeri discussi con Bruxelles «sono gli stessi da giugno», e non sono certo lontani da quell'evocativo 1,6% perché la linea del Piave sul non peggioramento del deficit strutturale e della riduzione del debito esce confermata dopo un agosto difficile e resta esclusa l'ipotesi di spingere la crescita a suon di deficit. «È ben noto - spiega sicuro Tria - che l'idea che il moral hazard chiuda con la crescita i problemi di deficit non funziona, perché nessuno investe se teme un temporale».

Linea prudente
Parlando agli imprenditori e agli investitori riuniti a Villa d'Este, insomma, il ministro dell'Economia rivendica tra le righe che la “linea Tria” della prudenza sui conti arriva confermata all'appuntamento con il nuovo quadro programmatico e la manovra nonostante il dibattito incendiario di agosto. «È inutile chiedere tre miliardi di flessibilità se poi se ne perdono 3-4 in tassi d'interesse», chiosa Tria chiudendo la porta alle ipotesi di sforamento o «sfioramento» del 3% evocate nelle settimane scorse dai vicepremier, dal sottosegretario di Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti e dagli economisti di riferimento soprattutto in area Carroccio.

Obiettivo crescita
Ma la piccola provocazione di Tria sull'1,6% serve nelle intenzioni del ministro a riorientare l'approccio alla manovra. Anche la crescita italiana è caratterizzata da uno “spread” pesante rispetto alla media europea, e in tempi di rallentamento il problema si fa ancora più critico. Avere argomenti per mettere in campo una previsione un po' più generosa di quella misurata dagli organismi internazionali (per esempio l'1,1% messo in calendario per il 2019 dalle previsioni d'autunno del Fondo monetario internazionale) aiuta allora a far quadrare i conti della manovra. Ma soprattutto serve a evitare al Paese una nuova gelata.

I capitoli della manovra
In quest'ottica, assicura Tria, la legge di bilancio offrirà un mix con tutti e tre gli ingredienti principali chiesti dalla maggioranza M5S-Lega, e cioè riforma fiscale, reddito di cittadinanza e correzioni alla legge Fornero, ma «con molta gradualità» e con «un orizzonte quinquennale», perché per dare qualche certezza agli investitori i programmi definiti servono almeno quanto le prime misure immediate visto che «sono le aspettative a muovere l'economia».
Il reddito di cittadinanza partirà assorbendo anche una serie di risorse già dedicate a strumenti che insistono sullo stesso terreno, a partire dai 2,9 miliardi di euro all'anno del reddito d'inclusione avviato nella legislatura scorsa. Il suo obiettivo è quello di ammortizzare gli effetti della «distruzione creatrice» moltiplicata dall'evoluzione tecnologica, che produrrà nuovi posti di lavoro ma lo farà in modi e tempi diversi rispetto alla geografia dell'occupazione cancellata nel frattempo. Ma lo stesso fenomeno chiede anche un cambio di competenze, e i ritocchi alla Fornero prove-ranno ad agevolarlo nel privato e nel settore pubblico.

Investimenti al centro
Nella Pubblica amministrazione, poi, la «distruzione» è assai meno «creatrice», perché il congelamento degli organici di questi anni ha cancellato centri tecnici e capacità progettuale accentuando il blocco dei fondi per gli investimenti alimentati da risorse che invece dormono nei tendenziali di finanza pubblica. Tra il ministero dell'Economia r la Funzione pubblica si sta lavorando a regole per un turn over accelerato nei settori più strategici, dai progettisti agli esperti di appalti e di gestione dei fondi europei, perché la macchina non riparte senza un'assistenza centrale in grado di assicurare i progetti per le amministrazioni sul territorio.