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Attualita

È morto il genetista Cavalli Sforza: smontò il concetto di razza


01 Settembre 2018

È morto a 96 anni il grande genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza, celebre per avere gettato le basi della genetica delle popolazioni e per avere dimostrato l'infondatezza scientifica del concetto di razza umana.

Nato a Genova il 25 gennaio 1922, è morto a Belluno, dove viveva. La sua carriera scientifica era cominciata in Gran Bretagna, e fin dagli anni '50 è proseguita fra Italia, dove insegnava nell'università di Pavia, e gli Stati Uniti, nell'università di Stanford.

In uno studio pubblicato 40 anni fa insieme a Paolo Menozzi e Alberto Piazza, Cavalli Sforza ha dimostrato che è stata una grande migrazione dal Medio Oriente a diffondere in Europa le tecniche di coltivazione delle piante e di allevamento degli animali. «Gli uomini sono tutti uguali - affermava Cavalli Sforza - indipendentemente dal colore della pelle, dalle dislocazioni territoriali, dalle ideologie, dalle credenze religiose».

«Siamo in viaggio - scrivevano sul Sole 24 Ore nel settembre 2016 Cavalli Sforza e Telmo Pievani nel presentare la mostra «Homo Sapiens» giunta al Mudec di Milano - Da due milioni di anni. Da quando i primi esemplari del genere Homo si diffusero dal continente africano e colonizzarono anche l’Eurasia. Da quando – molto, molto tempo dopo – piccoli gruppi appartenenti alla nostra specie, Homo sapiens, uscirono ancora dall’Africa e affrontarono l’esplorazione di vecchi e nuovi mondi. Oggi quell’avventura non è ancora finita, e non esiste frammento delle terre emerse di questo pianeta che non abbia visto il passaggio o l’insediamento di esseri umani».

Gli inizi a Pavia
Dopo aver studiato a Torino alla scuola di Giuseppe Levi, come Rita levi Montalcini, Salvador Luria e Renato Dulbecco, Cavalli Sforza aveva cominciato la sua carriera scientifica all'università di Pavia con il pioniere della genetica italiana, Adriano Buzzati Traverso. Era l'epoca in cui i geni erano ancora entità da definire, comprendere e misurare e anche grazie al fascino di queste ricerche Cavalli Sforza aveva seguito Buzzati Traverso in Germania e poi nell'Istituto di Idrobiologia di Pallanza. Di Buzzati aveva inoltre sposato la nipote, Albamaria Ramazzotti.

L’esperienza a Stanford e il ritorno in Italia
I suoi colleghi ricordano Luigi Luca Cavalli Sforza come un uomo di grandi vedute, animato da un'enorme curiosità che lo aveva portato a studiare tanto la biologia quanto la statistica, discipline molto diverse che riuscì a conciliare nel suo impegno nelle ricerche sulla genetica delle popolazioni, dai primi studi condotti in Italia, sull'Appennino parmense, fino alle ricerche in Africa. Aveva approfondito queste ricerche all'università di Stanford per oltre 20 anni ed era rientrato in Italia solo nel 1994, fermamente intenzionato, aveva detto, a lottare contro «l'inerzia e la lentezza della ricerca italiana».

Stare in Italia gli piaceva e qui intendeva portare avanti le ricerche storiche sull'origine delle popolazioni, che definiva «importanti per comprendere i meccanismi dell'evoluzione e l'adattamento culturale». Presto avrebbe osservato, però, che la ricerca italiana era ancora ferma ai livelli di 30 anni fa, con «poco denaro e mal distribuito».

Aveva comunque scelto di continuare a lavorare in Italia e le sue ultime ricerche lo avevano portato ad affermare che il concetto di razza è soltanto culturale e che non è dimostrato da nessuna base genetica. Oltre al confine tra le razze Cavalli Sforza si è preoccupato di abbattere anche quello tra cultura scientifica e umanistica, facendo dialogare discipline diverse, come genetica, matematica, archeologia e linguistica, per costruire il primo atlante genetico del mondo.