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Politica

Voto M5S: più del 94% dice sì al contratto di governo. Scontro Berlusconi-Salvini

di Nicola Barone e Alessia Tripodi
18 Maggio 2018

Sulla piattaforma Rousseau più del 94% degli iscritti ha detto "Sì" al contratto. Lo annuncia il leader Cinquestelle Di Maio sul blog del Movimento, comunicando l'esito del voto on line sul programma di governo. «C'è stata una grande partecipazione durante tutta la giornata - scrive Di Maio - e come certificato dal Notaio che ha garantito la regolarità del voto hanno partecipato alla votazione su Rousseau 44.796 persone che ringraziamo una ad una. 42.274 hanno votato sì e 2.522 no. Il MoVimento 5 Stelle approva il Contratto per il Governo del Cambiamento».
Ora si attende l'esito del referendum indetto dalla Lega, che domani chiamerà a raccolta i suoi militanti in oltre 1.000 gazebo sparsi per l'Italia.

Di Maio: sarà il governo del cambiamento
«Adesso mancano solo le firme e poi sarà il governo del cambiamento perché ora c'è nero su bianco quello che abbiamo detto in campagna elettorale» continua il leader pentastellato, che ricorda le misure inserite nel contratto. «Ci sarà un reddito di cittadinanza contro la povertà e la disoccupazione. Con la pensione di cittadinanza gli anziani avranno una pensione dignitosa. La Legge Fornero è destinata a diventare un brutto ricordo. E via le pensioni d'oro, una volta per sempre. Nessuno farà più affari sporchi sull'immigrazione. Le imprese avranno vita più semplice e tasse più basse». «Vi sembra un sogno?È un sogno che ora si può realizzare», aggiunge Di Maio.

Salvini e Di Maio rivali nei gazebo e on line
Alleati sì, ma rivali: in vista dei "referendum" sul programma Di Maio e Salvini hanno mostrato le parti del contratto più consone a chi li ha votati
. Se il capo politico dei Cinquestelle ha presentato al voto online della piattaforma Rousseau un contratto in cui evidenzia i 20 punti sostenuti dal Movimento , Salvini porta ai gazebo una scheda con 10 punti, nei quali non rientra nessuna delle questioni poste da M5s. Una versione "sterilizzata" dai riferimenti al reddito e alle pensioni di cittadinanza, alla green economy, alla Banca di investimenti. Una sorta di scheda sulla quale si potrà votare sì o no.

In vista dell'esito del voto (il Consiglio federale della Lega ha già dato l'ok al documento, in attesa dei gazebo di domani), la giornata di venerdì ha visto un duro scontro nel centrodestra tra Berlusconi e Salvini. Mentre il leader Cinquestelle Di Maio, in tour elettorale in Val D'Aosta, ribadisce che «se il problema sono io, sono disponibile a non fare il presidente del Consiglio». E precisando quanto scritto nel contratto di governo, dice che «di Mps, come di tutte le altre crisi bancarie, ci occuperemo senza shock e senza nessun tipo di preoccupazione», «i politici italiani sono chiamati dalla Costituzione a tutelare il risparmio, non solo le banche e quando i due interessi non coincidono, noi scegliamo i risparmiatori». In serata, Di Maio fa sapere che «i l premier deve essere un amico o un'amica del popolo. Nei prossimi giorni io e Matteo Salvini sceglieremo insieme questa persona che deve rappresentare il popolo italiano e essere suo amico».

Berlusconi: distanza con Salvini. Sconcerto della Lega
Ma dopo giorni di attesa Silvio Berlusconi rompe il silenzio, gettando un’ombra sul suo alleato cui aveva dato sostanzialmente strada libera. Molte, e nette, le riserve. «Salvini non ha mai parlato a nome della coalizione di centrodestra, ha sempre e solo parlato a nome proprio o a nome della Lega. La coalizione con un programma comune è assolutamente un'altra cosa e non ha nulla a che vedere con il M5S. In questo momento con Salvini c'è molta distanza». La delusione è «profonda». In alcuni punti sulla giustizia «siamo nella direzione più giustizialista possibile e ci danno forti motivi di preoccupazione» e perciò l’invito al leader del Carroccio nell’ultima telefonata è stato «torna a casa». Quel che invece non intende far saltare «è la tenuta della coalizione di centrodestra nelle Regioni e nelle città che amministriamo».
Da parte della Lega c'è sconcerto per la proposta di un'improbabile candidatura di Berlusconi a premier. Fonti del Carroccio riferiscono che si tratta di una proposta mai concordata che viene considerata un vero tradimento rispetto al centrodestra ai danni di chi, come Salvini e la Lega, si sono sempre mossi nel rispetto e nella lealtà avendo sempre a cuore unità della coalizione.

Salta lo scorporo acquisti Qe da calcolo debito
Si accompagna con le parole del capo politico del M5S il documento sottoposto al giudizio degli iscritti, nei termini del prendere o lasciare. «Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere, nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles, nonostante lo spread, allora come capo politico del Movimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il governo del cambiamento». Salta nel testo definitivo del contratto M5S-Lega l'impegno a proporre che i titoli di stato di tutti i Paesi dell'area euro acquistati dalla Bce attraverso il Quantitative easing (Qe) siano esclusi pro quota dal calcolo del rapporto Debito/Pil. Impegno che, invece, era contenuto nelle ultime bozze del contratto di governo.

Aggiunto un capitolo ad hoc sul Sud
Nelle precedenti versioni circolate era del tutto assente una parte con le azioni finalizzate al rilancio del Mezzogiorno. Ora però, dopo che molte lamentele per l’assenza di un tema tanto sensibile, compare sì una voce, ma fatta di poche righe e priva di contenuti specifici. «Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l'obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud».

Emissione minibot per pagare i debiti della Pa
Anche i cosiddettti “minibot” spuntano nel contratto giallo-verde. «Occorre intervenire per risolvere la questione dei debiti insoluti della pubblica amministrazione nei confronti dei contribuenti», si legge nel documento reso disponibile, e viene spiegato che «tra le misure concretamente percorribili, spiccano l'istituto della compensazione tra crediti e debiti nei confronti della pubblica amministrazione e la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di stato di piccolo taglio».

Necessario superare il regolamento di Dublino
Secondo i due partiti è «necessario il superamento del regolamento di Dublino». Sul problema, più in generale, la convinzione è che l'Italia debba giocare un ruolo «determinante» ai tavoli dei negoziati europei in merito alle politiche di asilo e di immigrazione. «Si deve puntare alla riduzione della pressione dei flussi sulle frontiere esterne e del conseguente traffico di esseri umani e contestualmente, nella medesima ottica, ad una verifica sulle attuali missioni europee nel Mediterraneo, penalizzanti per il nostro Paese, in particolare per le clausole che prevedono l'approdo delle navi utilizzate per le operazioni nei
nostri porti nazionali senza alcuna responsabilità condivisa dagli altri
stati europei».

Flat tax con due aliquote
Più risparmi di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile tassabile, grazie anche al recupero dell'elusione, dell'evasione e del fenomeno del mancato pagamento delle imposte. Per raggiungere quest’obiettivo il modo individuato è realizzare un «nuovo regime fiscale» imperniato su due aliquote fisse, il 15% e il 20%, per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie. Per queste ultime è prevista una deduzione fissa di 3mila euro sulla base del reddito familiare. E allo stesso tempo attraverso una serie di innovazioni si punta a rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti rivedendo i principi e i criteri che regolano l'agire dell'amministrazione
finanziaria.