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Primo Piano

Università: matricole in crescita del 5, borse di studio del 6% -

di Eugenio Bruno
05 Ottobre 2020

L’Italia dell’istruzione superiore tira un sospiro di sollievo. L’impatto negativo del Covid-19 sulle immatricolazioni - che un po’ tutti, dal ministro Gaetano Manfredi ai rettori, si aspettavano nei mesi scorsi - molto probabilmente non ci sarà. A dirlo sono almeno un paio di indizi. Il primo arriva dalle domande di borse di studio per l’anno accademico 2020/21 che, sebbene provvisorie, registrano un aumento medio di quasi il 6% rispetto a 12 mesi fa. Il secondo lo fornisce il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi, che al Sole 24Ore del Lunedì conferma: «Anche se sono da completare i primi dati che arrivano dagli atenei ci dicono che abbiamo il 5% di matricole in più».

Rinviando per i dettagli territoriali al grafico accanto, qui analizziamo la tendenza di fondo che emerge dalla ricognizione condotta dall’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario (Andisu). Come le 276mila domande di quest’anno rispetto alle 262mila di quello scorso (+5,8%).

Perché se è vero che, da un lato, possono essere dovute a un impoverimento dei livelli reddituali causati dalla pandemia e all’utilizzo dell’Isee corrente, dall’altro, rappresentano comunque una «proxy» delle iscrizioni in corso. Il copyright è di Monica Barni, assessore all’Università della Regione Toscana, che spiega: «Se aumentano le borse di studio è probabile che aumentino le matricole».

Nel confessare di aver avuto paura nei mesi scorsi «che le famiglie si fossero così impoverite da non mandare i figli a studiare fuori» adesso è pronta a tirare un sospiro di sollievo: «Abbiamo fatto degli interventi sul diritto allo studio che consentiranno ai ragazzi di continuare a studiare». Il riferimento va agli oltre 200 milioni stanziati dal decreto Rilancio per elevare la no tax area da 13 a 20mila euro di Isee, ridurre le tasse dal 30 all’80% fino a 30mila e rimpinguare di 40milioni il fondo per il diritto allo studio.

Che il trend delle immatricolazioni sia in ascesa lo dicono anche i singoli atenei. Più o meno in tutta Italia, grazie alla scelta di assicurare quasi ovunque lezioni in modalità mista in presenza/a distanza almeno per il primo semestre. Solo negli ultimi 10 giorni hanno gridato al boom di matricole le università di Palermo (+23% sul 2019), Milano Bicocca (+20%) e Pavia (+28%).

Oltre a Padova, con il rettore Rosario Rizzuto che definisce un «risultato eccezionale» essere passati dai 15.139 immatricolati di settembre 2019 ai 16.883 di quest’anno (+11,5%) e aggiunge: «Ci fa piacere che l’investimento di 15 milioni di euro, dedicato a facilitazioni per gli studenti già iscritti e nuove matricole abbia portato i suoi frutti. Riportare in presenza i nostri ragazzi è uno dei nostri principali obiettivi e le prime risposte che sono arrivate sono di grande conforto».

Il segno più alberga anche tra gli atenei privati. Pensiamo alla Cattolica che, in base alle prime elaborazioni, fa registrare una crescita degli immatricolati del 2% (13.006 contro i 12.761 del 2019), con un incremento del 4,5% (4.769 studenti) per le 59 lauree magistrali e dello 0,5% (8.237 iscritti) per le altre 44 tra triennali e a ciclo unico nei suoi cinque campus (Milano, Brescia, Piacenza-Cremona, Roma). Con una distribuzione tra allievi in sede, pendolari e fuori sede in linea con l’anno scorso.

E anche dove i corsi sono interamente a numero programmato - e dunque il parametro da usare sono le domande di ammissione - l’aumento si vede. Alla milanese Bocconi del 5%, alla romana Luiss dell’8% per corsi triennali e a ciclo unico e del 13% alle magistrali (con un +130% di richieste dall’estero).