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Attualita

Padoan: la spending è viva e vegeta ma frena la crescita

di Marco Rogari
06 Novembre 2016

Tagli alla spesa per 45 miliardi, pari a 3 punti di Pil. Sono quelli che sono scattati negli ultimi anni. Ad affermarlo è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Che sottolinea: «La spending review è viva e vegeta» e anzi «la stiamo pagando in termini di crescita». Il ministro parlando a uno dei tavoli alla Leopolda ha infatti fatto notare che «se noi confrontiamo la crescita dell’Italia con quelle di Francia e Germania, al netto dei tagli di spesa, noi cresciamo quanto e più della Germania».

Per Padoan esistono «ancora molti margini di efficienza», ma a chi chiede di continuare a tagliare la spesa, il ministro risponde che i margini non sono amplissimi «perché a un certo punto si arriva alla carne viva» dei servizi pubblici, ad esempio «la spesa sanitaria». Che, secondo Padoan, «non si può tagliare». Non a caso il Governo, evidenzia il ministro, quest’anno ha aumentato le risorse per la sanità proprio perché è un settore fondamentale per i cittadini.

Il titolare dell’Economia si sofferma poi sulla questione del referendum costituzionale. «La situazione è delicata perché i mercati stanno aspettando l’esito di alcune consultazioni, non solo quella italiana. Con il sì al referendum ci sarebbe un beneficio», afferma il ministro. Che poi torna sul confronto con l’Unione europea sulla manovra attualmente all’esame della Camera. «Il dialogo con la Ue sulla manovra continua», dice il ministro ricordando che domani sarà a Bruxelles e aggiungendo che «l’Italia è stata fra i pochissimi Paesi, se non l’unico, a usare la flessibilità perché aveva le carte in regola. Adesso ci saranno altri Paesi che cominceranno a usarla». Il quadro resta difficile anche per la Brexit: «Noi abbiamo valutato al Tesoro che l’impatto negativo delle minori esportazioni in Inghilterra è abbastanza significativo», afferma Padoan, che ricorda come anche «in Russia molte imprese italiane stiano perdendo importantissimi spazi di mercato». Su uno dei temi più discussi, la riduzione del debito, il ministro ribadisce la discesa «comincerà dal prossimo anno».

Non mancano riferimenti al capitolo fiscale della manovra, a partire da una risposta indiretta alle critiche sullo stop di Equitalia. Che, tiene a precisare Padoan, «non cambia nome, cambia natura. Si chiamerà Agenzia delle entrate- Riscossione» in vista di una completa unificazione. Precisazioni arrivano anche sulla rottamazione delle cartelle: «Non è un condono, si paga il dovuto», sottolinea il ministro. Che di fronte alla domanda sulla possibilità di prevedere il carcere per gli evasori, risponde: «Siamo molto coscienti del fatto che molte persone non ce la fanno, che c’è chi preferisce pagare i dipendenti» prima di pagare le tasse, «ma ci sono anche quelli che se ne approfittano». Non manca una replica indiretta agli attacchi del M5S: «Se uno mette insieme le proposte economiche dei Cinque stelle viene l’immagine dell’Argentina», prima del default.