Questo sito utilizza cookie Più informazioni

Commodities

Petrolio, un Etf monstre distorce il mercato del Wti

di Sissi Bellomo
18 Aprile 2020

A distorcere il mercato del petrolio non sono più (soltanto) le grandi manovre degli hedge funds. Gli speculatori responsabili dell’ennesimo tonfo del Wti sono probabilmente per la maggior parte piccoli risparmiatori americani, che rischiano di rimanere scottati dal tentativo di cavalcare con un Etf il prossimo rimbalzo delle quotazioni del barile.

Il greggio americano non solo non riesce a ritornare sopra 20 dollari, ma ha subito nuovi ribassi superiori al 10%, aggiornando il minimo da diciott’anni a 17,31 dollari . Il tutto mentre il Brent viveva una seduta relativamente tranquilla, che l’ha riportato intorno a 28 dollari.

Le storture sembrano derivare soprattutto da attività condotte dallo US Oil Fund, costretto da «condizioni del mercato e richieste dei regolatori» ad operare alcuni aggiustamenti del portafoglio, come spiega in una comunicazione alla Sec: finora investiva solo nella prima scadenza dei futures, il front month, ma da venerdì 17 ha cominciato a spostare il 20% del portafoglio sul contratto del mese successivo.

In pratica vende Wti per maggio (contribuendo al crollo delle quotazioni) e compra Wti per giugno. Movimenti banali, salvo che a compierli è il classico elefante nella cristalleria.

Lo US Oil Fund – meglio conosciuto dai trader come USO, dal ticker con cui è quotato – era già il più grande Etf sul petrolio del mondo. Ma oggi è diventato davvero gigantesco, al punto da controllare un quarto delle posizioni aperte sul Wti: un dominio senza precedenti, benché favorito dalla ridotta liquidità sul mercato.

I Cta (Commodity Trading Advisors), fondi speculativi, non hanno mai raggiunto nella storia un’esposizione rialzista di queste dimensioni, neppure tutti insieme, ha commentato su Twitter Pierre Andurand, che gestisce il maggiore hedge fund focalizzato sul petrolio.

Nei giorni scorsi qualche analista aveva già messo in guardia dai rischi legati alla rapidissima crescita dello US Oil Fund, che in un mese e mezzo ha triplicato il gestito, raggiungendo 3,8 miliardi di dollari. Una somma enorme, che in gran parte è costituita da «mom-and-pop money» come direbbero gli americani: soldi di mamma e papà, risparmiatori qualunque, magari con scarsa comprensione degli strumenti fianziari, rimasti colpiti dalle ultime rocambolesche vicende sul mercato del petrolio, di cui si sono occupati persino i telegiornali.

USO è molto utilizzato anche da investitori esperti, per speculazioni di breve termine che sfruttano la volatilità. Ma negli ultimi tempi è diventato «una trappola per turisti», avvertiva a fine marzo Eric Balchunas, analista di Bloomberg Intelligence. È finito in mano a cassettisti, forse inconsapevoli delle conseguenze del contango, anzi del super-contango che si è creato a causa dell’eccesso di petrolio.

Un barile di Wti per maggio (il future scadrà il 21 aprile) oggi costa circa 7 $ meno di un barile per giugno. Passando da un contratto all’altro ci si perde: il roll yield è negativo, come si dice in gergo tecnico. «Quando compri un Etf parte il timer – spiega Balchunas –Lentamente ma sicuramente si mangerà la plusvalenza». USO stesso con le attuali operazioni contribuisce peraltro ad aumentare il contango.

In questo momento si rischiano perdite enormi per gli investitori (intorno al 30%), oltre che ulteriori distorsioni sul mercato del petrolio, che a causa del coronavirus è in condizioni estreme.

Il Wti vale meno del Brent anche perché i serbatoi di stoccaggio si stanno riempiendo molto in fretta negli Usa. Le scorte commerciali di greggio secondo l’Eia hanno già raggiunto 503,6 milioni di barili, a fronte di una capacità di 768,8 mb.

I consumi sono così deboli che Enterprise invertirà il flusso di un oleodotto: per un certo periodo il greggio non andrà più alle raffinerie e ai porti sul Golfo del Messico, ma viaggerà in direzione opposta, verso le grandi cisterne di Cushing, località che è punto di consegna del Wti quotato al Nymex.

«Mi chiedo fino a che punto gli investitori comprendano che cosa può succedere al roll yield quando gli stoccaggi sono pieni o quasi pieni», afferma Andurand.