Questo sito utilizza cookie Più informazioni

Attualita

Bergoglio, sette anni da Papa. Tra riforme radicali e attacchi dell’opposizione

di Carlo Marroni
13 Marzo 2020

Sette anni. Jorge Mario Bergoglio taglia un traguardo importante del suo pontificato, iniziato dentro una crisi della Chiesa senza precedenti e che ora celebra un anniversario nel mezzo di una emergenza mondiale, destinata a cambiare il mondo che conosciamo.

Era la sera del 13 marzo 2013 quando si affacciò dalla Loggia di San Pietro, davanti ad una piazza stipata di decine di migliaia di persone. Oggi la stessa piazza è vuota, pattugliata, come durante la guerra. È in questo passaggio che si può tentare un bilancio di questo settennato, segnato da grandi traguardi e ricorrenti crisi, ma certamente da una enorme popolarità nel mondo, compreso i non credenti o seguaci di altre fedi. Oltre che dell’enorme rispetto dei governanti di ogni latitudine, forse Donald Trump a parte.

2019: dalla pedofilia allo scandalo del palazzo di Londra
Se il 2013 è stato l’anno delle grandi novità (in parte poi andate compimento anche in anni successivi) il 2019 è stato l’anno forse più difficile e impegnativo. Si è aperto con il grande incontro sulla pedofilia, da cui poi sono scaturite norme e decisioni di contrasto agli abusi sui minori – tema centrale fin dall’inizio, ma molto doveva ancora venire a galla – ed è proseguito con i molti viaggi internazionali, un record: sette, visitando undici paesi. Ma è stato anche l’anno dello scandalo identificato con l’immobile di Solane Avenue di Londra, da cui è partita un’inchiesta (tuttora in corso) che ha portato a sospensioni di dipendenti della Curia e cambi di incarichi, una tempesta non prevista che ha messo a dura prova la “governance” bergogliana. Non solo: il Sinodo sull’'Amazzonia ha aperto il varco alle critiche di parte tradizionalista su possibili aperture rispetto al celibato, su cui poi ha confermato che non ci sono cambi (attirando le critiche dalla sponda opposta dei presunti progressisti).

Dall’elezione parte il cantiere della riforma della Curia, ancora in corso
Tutte vicende che viaggiano in parallelo con un fronte di iniziative volte ad una riforma della Curia, avviata già nel 2013, quando Francesco insediò un Consiglio di Cardinali (prima C8, poi C9, ora C6) per consigliarlo sulle decisioni da prendere. La bozza della costituzione va avanti tra mille ritocchi, ma forse neppure quest’anno sarà varata. Ma intanto il Papa cambia gli uomini chiave, che molto stanno facendo sul campo: è stato nominato il prefetto della Segreteria per l’Economia, il gesuita Antonio Guerrero Alves, al posto del porporato australiano George Pell condannato in secondo grado a sei anni per pedofilia (la Corte suprema australiana non si è ancora pronunciata sul suo ricorso contro la condanna). Bergoglio inoltre per la presidenza dell’Autorità di Informazione Finanziaria si è affidato ad un dirigente di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, e ha chiamato a presiedere il Tribunale Giuseppe Pignatone, già procuratore della Repubblica di Roma. Ma forse la nomina più significativa è quella del prefetto di Propaganda e Fide chiamando, in sostituzione di Fernando Filoni, a capo del dicastero che si occupa delle missioni di tutto il mondo (la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) il filippino cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila. Il suo al momento è considerato – assieme a quello del Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin – il nome più “papabile”.

La “fase-2” del consolidamento: cambio alla guida di molti dicasteri
Sette anni, quindi, segnati da momenti chiave, ma che possono essere divisi in due grandi blocchi. La prima parte di grande slancio riformatore e programmatico: il “manifesto” Evangelii Gaudium, il Sinodo sulla Famiglia (con tutto il capitolo della riammissione possibile ai sacramenti dei divorziati risposati, che ha generato degli attacchi senza precedenti da parte della destra), il Giubileo della Misericordia (con il perdono anche per peccati gravi) che ha portato a Roma più di 20 milioni di fedeli, l’enciclica “ambientalista”, l’apertura agli ortodossi. Poi una “fase-2” di consolidamento – ma non solo - su temi già avviati ma forse rimasti incompleti, come appunto la lotta alla pedofilia (a breve arriverà il corposo rapporto McCarrick su quanto compiuto dal cardinale americano che è alla base delle false accuse dell’ex nunzio Viganò) e il completamento delle riforme economiche, forse ancora bisognose di messe a punto, come fatto emergere dal caso dell’immobile. In questo quadro alcune figure che inizialmente era state promosse o confermate – i cardinali Muller e Pell, usciti di scena per motivi molto diversi ma accomunati dall’opposizione “dottrinale” a Bergoglio – sono uscite di scena, e il dicastero della Comunicazione, affidato al laico Paolo Ruffini, sta completando con grande efficacia l’unificazione dei media vaticani dando slancio a nuovi contenuti editoriali impensabili fino a due anni fa (e allo stesso tempo razionalizzando lo spesa). Per il 2020 non erano ancora stati programmati concretamente dei viaggi e la pandemia in atto quasi certamente non farà viaggiare il Papa per molti mesi. Non solo: è stato rimandato a novembre il grande evento “Economy of Francesco” di Assisi per disegnare un nuovo paradigma economico per il mondo. E alla luce di quanto sta accadendo forse sarà un momento-chiave del suo ottavo anno.

Per approfondire:
Le finanze vaticane alla prova di Moneyval tra ribaltoni e inchieste
Coronavirus, Vaticano: parte smart working ma non per il «segreto pontificio»