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USA

Trump firma il decreto che vieta TikTok e WeChat negli Stati Uniti

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam
07 Agosto 2020

NEW YORK - Il presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che obbliga la società cinese ByteDance a vendere le attività americane di TikTok negli Stati Uniti, la popolare app di video brevi, che ha 100 milioni di utenti attivi nel paese, finita nel mirino della Casa Bianca perché accusata di minacciare la sicurezza nazionale americana. Vengono dati 45 giorni di tempo per la vendita di TikTok che, come anticipato dovrebbe essere acquisita da Microsoft e da un pool di società finanziarie americane e giapponesi. Dopo tale termine ogni persona o entità soggetta a giurisdizione statunitense che continuerà ad avere rapporti economici con TikTok sarà soggetta a sanzioni.

Nel decreto presidenziale viene bandita anche WeChat, una app di messaggistica e di video chiamate simile a WhatsApp di proprietà della conglomerata cinese Tencent, che negli Stati Uniti ha 3 milioni di utenti attivi: è molto usata dai cinesi-americani per comunicare con i parenti in Cina e ora sarà vietata sempre per motivi legati alla sicurezza nazionale. Le azioni Tencent subito dopo la firma dell’ordine esecutivo di Trump hanno ceduto oltre il 4%.

L’ordine esecutivo di Trump è stato emesso rifacendosi all'International Emergency Economic Powers Act: legge sul commercio internazionale del 1977 voluta da Jimmy Carter in risposta alla crisi degli ostaggi americani in Iran, che concede all'amministrazione il potere di impedire alle aziende o ai cittadini statunitensi di commerciare o condurre transazioni finanziarie con le parti sanzionate. Il segretario di Stato Mike Pompeo poche ore prima ha spiegato che gli sforzi della amministrazione contro la Cina in tema di tecnologia verranno concentrati su un programma denominato “Clean Network” che comprenderà cinque aree, con misure per impedire a varie app cinesi e alle società di tlc come Huawei e Zte, di accedere a informazioni sensibili su cittadini e imprese americane.

Come richiesto dal presidente Trump a giugno, l’amministrazione americana ha anche emesso delle raccomandazioni, entro il termine stabilito dei 60 giorni, per forzare le società cinesi quotate a Wall Street che non rispettano determinati requisiti contabili americani al delisting obbligato dalla borsa americana a partire dal primo gennaio 2022. La proposta è stata annunciata da un gruppo di lavoro in cui siedono il segretario al Tesoro Steve Mnuchin e il chairman della Sec Jay Clayton. Una volta presentata formalmente la proposta dovranno essere raccolti i commenti pubblici, una fase che dura di solito un paio di mesi: è molto improbabile che l’iniziativa possa approdare a un provvedimento prima delle prossime elezioni presidenziali del 3 novembre. Trump a meno di tre mesi dal voto, ancora in ritardo nei sondaggi, cerca di recuperare sostegni tra gli americani sferrando il pugno duro contro la Cina.

Poche ore prima della decisione di Trump contro le due app cinesi, il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi aveva teso la mano a Washington dicendo che «La Cina non vuole scatenare una nuova guerra fredda. I rapporti con gli Stati Uniti - ha ammesso il ministro - non sono mai stati così tesi dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi nel 1979» . L'ultima mossa americana è arrivata subito dopo che gli Stati Uniti hanno ordinato alla Cina di chiudere il consolato a Houston, in Texas, con l’accusa di spionaggio. Decisione seguita dalla ritorsione cinese che ha imposto agli Stati Uniti a sua volta di chiudere il suo consolato nella città sud-occidentale di Chengdu.