Questo sito utilizza cookie Più informazioni

Attualita

Defibrillatori ovunque: l’appello per il ddl bloccato al Senato dal Covid-19

di Nicoletta Cottone
07 Maggio 2020

Hanno scritto al presidente della Repubblica, al presidente del Senato e a quello della Camera, al premier, a ministri e viceministri della Salute, dell’Università, del Lavoro, al presidente e ai membri della commissione Igiene e Sanità del Senato. Una lettera per sollecitare l’approvazione di una legge di civiltà, la legge dei “defibrillatori ovunque”, che è stata approvata dalla Camera il 30 luglio 2019 con il voto favorevole bipartisan di 502 deputati e che ora è ferma al Senato. Capitanati dall’Associazione italiana Cuore e rianimazione “Lorenzo Greco Onlus”, associazioni e professionisti sanitari sono scesi in campo per ricordare che, anche in tempo di Covid-19, l’arresto cardiaco continua a colpire 65mila cittadini ogni anno, al ritmo di 200 al giorno.

GUARDA IL VIDEO - Dai treni alle società sportive: defibrillatori ovunque per legge

Le richieste
Una lettera per chiedere di cardioproteggere tutti i plessi scolastici per prevenire casi drammatici come quelli di giovani vite spezzate in classe come quelle di Anna di Padova di 14 anni, Vanessa di Salerno di 16 anni e Raffaele di Catania di 16 anni. Per chiedere che i defibrillatori siano ovunque, perché l’attacco cardiaco non ha stagioni. «Abbiamo sollecitato la diffusione capillare nelle scuole e nei luoghi di lavoro dei defibrillatori», spiega Marcello Segre, presidente dell’Associazione dedicata a Lorenzo Greco che con i suoi interventi nelle scuole ha informato 18.457 studenti sui rischi cardiovascolari, ha installato 507 defibrillatori e ha sensibilizzato 38.714 fra cittadini e studenti sull’uso del defibrillatore. E ha salvato molte vite grazie ai defibrillatori. «Abbiano anche chiesto - spiega Segre - che i prefetti sollecitino il coordinamento di forze dell’ordine e vigili del fuoco dotati di defibrillatori sui mezzi mobili per intervenire in modo integrato». E che i corsi sull’uso di defibrillatori siano semplificati e non soggetti a disposizioni regionali discordanti che hanno limitato «la diffusione della cultura dell’importanza della defibrillazione precoce, diminuendo conseguentemente la possibilità di salvare vite».

La squadra del cuore che ha salvato Andrea a Torino
E proprio grazie a uno di questi defibrillatori il personale docente e Ata del liceo “Giordano Bruno” di Torino ha salvato uno studente. Una scuola che aveva partecipato a un corso formativo e di aggiornamento per intervenire in caso di arresto cardiaco. E che, con il defibrillatore n. 250, donato dall’associazione e installato nell’aprile del 2016 nell’istituto, ha salvato Andrea, uno studente dell’ultimo anno che a gennaio di quest’anno ha avuto un arresto cardiaco. Una vera squadra del cuore nella scuola si è attivata chiamando il 112, iniziando il massaggio, utilizzando il defibrillatore. E consentendo ai sanitari di arrivare in tempo. Perchè i minuti che seguono un arresto cardiaco sono fondamentali per la sopravvivenza.

Perchè il ddl è bloccato
Perchè il ddl è bloccato? Sembrava che il Senato puntasse a una rapida approvazione. Invece si attende da nove mesi il via libera. Il disegno di legge approvato il 30 luglio 2019 dalla Camera è bloccato in commissione Igiene e sanità di palazzo Madama. Fermo nonostante avesse ottenuto già il 17 settembre 2019 un iter più rapido - la sede deliberante - a palazzo Madama. Ritardi legati prima al cambio di governo, e poi all’emergenza coronavirus, che ha causato uno stop dei lavori non legati alla decretazione d’urgenza. Tutta colpa prima del cambio di governo e poi della pandemia da Covid-19, spiegano al Senato. Pierpaolo Sileri (M5S), nominato viceministro alla Salute, ha lasciato il comando della commissione il 12 settembre 2019. Poi una vacatio lunga 5 mesi, tutta politica, per raggiungere l’intesa.

La tabella di marcia è legata alla fine della pandemia
«Pensavamo di recuperare subito in febbraio lo stallo - spiega Stefano Collina, dal 5 febbraio 2020 presidente della commissione Igiene e sanità di palazzo Madama - riprendendo rapidamente i lavori dopo la vacanza della presidenza, ma l’emergenza Covid-19 ha bloccato i lavori e l’attività delle commissioni è riservata all’esame dei provvedimenti del governo. Appena ci sarà la ripresa abbiamo in programma la discussione generale per arrivare rapidamente al via libera di questo provvedimento e di quelli su fibromialgia ed epilessia». Anche se si vocifera di un cambio di relatore per il provvedimento (attualmente è la senatrice Caterina Bini del Pd).

Triplicate le morti improvvise
«La pandemia ha bloccato l’approvazione della legge», spiega Daniela Aschieri, cardiologa che ha promosso a Piacenza “Progetto Vita”, il primo in Europa a occuparsi di defibrillazione precoce per contrastare la morte improvvisa da arresto cardiaco. Dai dati, spiega Aschieri, «risultano triplicate le morti improvvise. Senza abbassare l’allerta sull’epidemia, non possiamo dimenticare le 65mila vittime che ogni anno perdono la vita per arresto cardiaco». «Ogni giorno che passa, è un giorno perso», dice Giorgio Mulè (Forza Italia), deputato e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, che ha promosso a Montecitorio l’approvazione del ddl, trovando un’intesa bipartisan su una legge di civiltà. «Tardare ancora - sottolinea - significa condannare a morte o evitare di salvare centinaia di vite umane al giorno. Non c’è da attendere oltre».

Cosa prevede il disegno di legge
Il provvedimento prevede defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero, a partire da scuole e università, ma anche nelle pubbliche amministrazioni, presso infrastrutture e mezzi di trasporto e gestori di servizi pubblici. Installati nel proprio territorio dagli enti territoriali con postazioni di defibrillazione ad accesso pubblico adeguatamente segnalate. In modo che tutti, tramite app, siano in grado di raggiungerli. Un sistema per combattere gli arresti cardiaci che causano morte e disperazione in tante famiglie italiane. Il ddl conferma che l’uso del defibrillatore è consentito anche al personale sanitario non medico e al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nell’ambito delle attività di rianimazione cardio-polmonare. Prevede anche una attenta formazione in ambito scolastico sulle tecniche di rianimazione cardiopolmonare di base, con le tecniche di primo soccorso. Costo dell’operazione: 2 milioni di euro annui, a decorrere dal 2020.

Si continua a morire per le malattie cardiovascolari
Nonostante l’attenzione sia puntata h24 sull’emergenza coronavirus, in Italia si continua a morire anche per le malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nel nostro paese, responsabili del 37% dei decessi, seguite dalle neoplasie (29%). E se a causa del Covid-19 si è registrata in Italia una riduzione superiore al 50% dei ricoveri per infarto e sono in calo di circa un terzo le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker, sfogliando i dati dei decessi per coronavirus i numeri sono tutti lì, nelle comorbilità. Secondo i dati della Società italiana di cardiologia il 17% delle persone che muoiono per le complicanze del Covid-19 è costituito da pazienti oncologici, il 70% è iperteso, il 27% soffre di cardiopatia ischemica, il 22% di fibrillazione atriale, il 16% di scompenso cardiaco e l’11% di ictus. Ogni anno il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (l’1,34 del prodotto interno lordo) è destinato ai farmaci per il sistema cardiovascolare. E le persone con patologie cardiovascolari in Italia sono ben 7,5 milioni. Intervenire tempestivamente può fare la differenza fra la vita e la morte. Perchè ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3%, e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può quadruplicare la mortalità.

Per approfondire
● Dai treni alle società sportive: defibrillatori ovunque per legge
● Niente vacanza, Borriello compra tre defibrillatori