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USA

La sfida di Topolino a Netflix pesa sui conti Disney: servono investimenti ingenti

di Marco Valsania
07 Agosto 2019

New York - Le grandi guerre dello streaming costano a Disney. Il colosso di Topolino, guidato da uno dei più longevi top executive della Corporate America, Bob Iger, ha riportato un bilancio trimestrale con entrate in forte crescita ma appesantito dalla necessità di ingenti investimenti sulla nuova frontiera di Internet. Una frontiera dove ha deciso di ingaggiare un duello senza esclusione di colpi con il leader Netflix e altri concorrenti media e high-tech in arrivo, dalla nuova AT&T nata dalla conquista di Time Warner a Comcast con la sua Universal, da Amazon con Prime Video ai progetti di Apple.

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Disney, che ha rafforzato il suo arsenale di content assorbendo da marzo gran parte dell’impero 21st Century Fox di Rupert Murdoch, aveva battuto le attese in otto degli ultimi dieci trimestri. Ieri ha allungato la colonna delle delusioni: nel suo terzo trimestre fiscale a fine giugno, il primo che comprende le attività arrivate dalla fusione con Fox, i profitti sono scivolati del 40% a 1,76 miliardi di dollari, pari a utili per azione di 97 centesimi o 1,35 dollari esclusi oneri straordinari, contro rispettivamente 1,46 e 1,72 dollari previsti. Le entrate si sono invece impennate del 33% a 20,25 miliardi, pur restando anch’esse sotto attese di 21,45 miliardi. Nel dopo mercato, rispecchiando le incertezze, il titolo, in rialzo del 30% da inizio anno, ha ceduto circa il 3 per cento.

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Assieme ai risultati Iger ha però rilanciato senza esitazione proprio la scommessa sullo streaming. Ha annunciato nuovi dettagli del piano: Disney offrirà un “bundle”, un pacchetto, di servizi che comprenderà l’inedito Disney+ assieme a ESPN+ e a Hulu con un abbonamento di 12,99 dollari al mese a partire dal prossimo 12 novembre. Un prezzo, cioè, che considera competitivo con Netflix. “I risultati trimestrali riflettono gli sforzi di integrare efficacemente gli asset di 21st centri Fox per far avanzare la nostra trasformazione strategica”, ha detto il chief executive.
Analizzando per attività il bilancio, la divisione cinematografica, Studio Entertainment che dipende dal successo dei singoli lungometraggi, ha incassato un aumento del 33% delle revenue a 3,8 miliardi e del 13% nei profitti operativi a 792 milioni.

Il mese scorso l’ultimo film della serie Avengers - i Vendicatori - ha superato ogni record di incassi raggiungendo i 2,79 miliardi al botteghino. Media Networks, che raccoglie le stazioni e le attività televisive tradizionali, ha a sua volta conosciuto una crescita del 21% a 6,7 miliardi e utili operativi saliti del 7% a 2,14 miliardi. I canali via cavo hanno portato in dote incrementi delle revenues 25% a 4,5 miliardi. Il segmento che racchiude Parchi dei divertimenti e prodotti di largo consumo ha marciato del 6% raggiungendo i 6,6 miliardi di dollari con utili di gestione migliorati del 4% a 1,7 miliardi.
Il nodo finanziario è stato invece rappresentato dall’attività imperniata sui servizi di streaming, cruciale quanto costosa scommessa strategica. Il segmento battezzato “direct-to-consumer” ha già registrato una forte crescita: le entrate sono più raddoppiate a 3,86 miliardi. Ma ha sofferto perdite per 553 milioni, moltiplicatesi rispetto ai 168 milioni di un anno fa.

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La società ha attribuito la difficile performance agli investimenti effettuai in Hulu (nonostante questo servizio raccolga pubblicità), in ESPN+, servizio sportivo in streaming, e in Disney+, l’offerta del tutto nuovo che dovrebbe decollare a novembre. Disney+ decollerà da solo a prezzo “politico”, poco più della metà del prezzo standard di Netflix: 6,99 dollari al mese di abbonamento per avere accesso a un contenuto targato oltre che Disney anche Marvel, Pixar e Star Wars. Con 12,99 dollari, il medesimo prezzo di Netflix, Disney offrirà invece il nuovo pacchetto formato unendo le forze di Disney+, ESPN e Hulu.