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USA

Facebook offre alle testate Usa di pagare milioni per le loro news

di Marco Valsania
09 Agosto 2019

New York - Facebook propone una nuova “santa alleanza” per l’informazione ai grandi giornali e alle televisioni americane. Il leader dei social network, intenzionato a rilanciare la propria immagine da scandali e indagini antitrust e a trovare nuove strade per far crescere il business, è disposto a pagare milioni di dollari l’anno a ciascuna testata giornalistica. Una commissione per avere il diritto di utilizzare titoli e estratti di articoli - o anche testi integrali - nell’ambito di una nuova sezione dedicata all’informazione che il gruppo di Mark Zuckerberg intende tenere a battesimo entro la fine dell’anno.

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Quanti milioni di dollari? Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal fino a tre milioni l’anno, con contratti di durata triennale. Facebook ha contattato con la sua offerta, accanto allo stesso gruppo Dow Jones che controlla il Journal, i telegiornali della Disney targati Abc News, il Washington Post e Bloomberg. Le testate avrebbero anche voce in capitolo sulle modalità con le quali le loro informazioni comparirebbero sul servizio di “news tab” che è in procinto di creare. Non è chiaro se i media avvicinati da Facebook abbiamo accettato o meno e se stiano tuttora negoziando.

Zuckerberg aveva originalmente rivelato in generale i suoi piani per la nuova iniziativa nelle news durante una conversazione quest’anno con il chief executive di Axel Springer, Mathias Dopfner: aveva allora dichiarato di essere a favore di una informazione di qualità forte di un modello di business e di un ecosistema che fosse in grado di sostenerla. Ma tra i media americani non manca tuttora lo scetticismo sulla solidità delle intenzioni e delle strategie di Facebook, con alcuni executive che vorrebbero vederci chiaro prima di assumersi impegni che minaccino di tradursi in sprechi di energie e risorse.

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Il colosso dei social media è da tempo nel mirino, come altri protagonisti di Internet, per il suo ruolo della crisi dei media tradizionali, a cominciare dai giornali. Accanto a Google di Alphabet controlla oggi il 60% della pubblicità online, stando a stime di eMarketer. Entrambi i giganti di Internet sono stati ripetutamente criticati per non compensare adeguatamente le organizzazioni giornalistiche che producono contenuto di qualità che finisce sui loro siti, in particolare nel motore di ricerca di Google.

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Facebook ha già varato in passato una formula per pagare testate giornalistiche coinvolte in un altro contenitore, Instant Articles. In quel caso, le aziende editoriali però condividono le entrate pubblicitarie, senza ricevere pagamenti anticipati come nella nuova proposta. Versamenti per i diritti Facebook li offre invece per video e show che mostra nella sua sezione Facebook Watch. Aveva inoltre pagato gli editori per creare contenuti destinati a Facebook Live, servizio di video in diretta, che tuttavia si è rivelato un esperimento mal riuscito dove il social network ha poi cancellato i finanziamenti alimentando la cautela dei partner.

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La nuova offerta, se avrà seguito, potrebbe tuttavia quantomeno riscontrare interesse per le potenziali dimensioni. La continua difficile realtà finanziaria in cui versano i media tradizionali davanti alla sfida di Internet, anche marchi autorevoli, è stata evidenziata dall’ultimo bilancio trimestrale del New York Times. Il gruppo, che pure continua ad aumentare gli abbonati online ed tra le aziende media oggi più solide, ha previsto questa settimana declini vicini al 10% nelle entrate pubblicitarie digitali del terzo trimestre. Il titolo in una sola seduta ha ceduto il 12%, nonostante resti in rialzo di oltre il 40% da inizio anno. La crisi della stampa regionale e locale prosegue invece senza tregua ormai da anni: tra il 2004 e il 2018 hanno chiuso i battenti 1.800 giornali statunitensi. Una fusione salvifica da 1,4 miliardi di dollari tra New Media e la Gannett di USA Today, le due maggiori case editrici di giornali del Paese che assieme vantano un portafoglio di centinaia di testate, è stata annunciata ufficialmente lunedì scorso ma la Borsa ha reagito con nervosismo, con i titoli del compratore, New Media, che hanno perso fino a un terzo del loro valore.