Questo sito utilizza cookie Più informazioni

Diritto

Figli fuori dal matrimonio, il padre deve dare il cognome anche se non vuole

di Patrizia Maciocchi
21 Gennaio 2020

Il padre naturale non può rifiutare di dare il suo cognome al figlio, in aggiunta a quello materno, giustificando il suo no con l’assenza di rapporti con il bambino. La Cassazione (772) ricorda che sul tema il giudice gode di un’ampia discrezionalità nel prendere una decisione che deve essere dettata solo dall’interesse del minore. E nello specifico per la Corte d’Appello come per il tribunale l’aggiunta del patronimico rispondeva all’esigenza del bambino che, avendo solo 8 anni all’epoca dei fatti, non aveva ancora acquisito, nei rapporti sociali un’identità con il nome della madre. Una decisione fortemente contestata dal padre e dalla moglie, con la quale aveva altri due figlie.

L’esistenza di altri figli
Essere padre di altri due bambini non ha impedito al ricorrente di giocarsi la carta della sua «assoluta inidoneità all’esercizio della responsabilità genitoriale», tanto che già in primo grado era stato disposto l’affido superesclusivo o rafforzato del minore. Altro argomento forte della difesa dell’uomo stava nella totale assenza dei rapporti padre-figlio. Ad avviso del ricorrente dunque l’attribuzione del suo cognome si sarebbe risolta in un pregiudizio per il bambino. La Cassazione non è d’accordo. Per la Suprema corte il riconoscimento del patronimico è una danno per il minore solo quando il padre ha una cattiva reputazione o se lede l’identità personale del minore già consolidata con il nome della madre.

L’assenza di rapporti con il padre
Nel caso esaminato nessuno dei due problemi si poneva. Anzi il nome paterno era consigliabile per una serie di ragioni. Nella speranza di un’evoluzione positiva dei rapporti padre-figlio, anche in virtù dell’assunzione del nome, un’iniziativa che poteva favorire anche un legame del bambino con gli altri figli del padre. Non ultimo anche l’interesse del figlio «ad affermare e palesare la propria appartenenza alla famiglia paterna». La Cassazione giudica prevalenti i pro rispetto ai contro. E questo malgrado le premesse non consentissero un grande ottimismo, vista la resistenza del padre, affiancato nella battaglia anche dalla sua nuova compagna.

Per approfondire:
L'inadempimento dei genitori
Whatsapp, chat tra genitori deforma la realtà: il tribunale assolve maestra d'asilo
I genitori non detraggono per la figlia non convivente