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Attualita

Quando Ursula von der Leyen venne in Italia dalla Fornero a spiegare l’apprendistato

di Claudio Tucci
03 Luglio 2019

Era il 2012, l’Italia era guidata dall’esecutivo Monti, e il nostro paese stava avviando una stagione di riforme, anche per rispondere alla famosa lettera della Bce di fine 2011 che chiedeva all’allora esecutivo un deciso cambio di passo sul fronte della politica economica. Tra gli interventi allo studio del governo Monti alcuni riguardavano il mercato del lavoro, da rendere meno rigido (Elsa Fornero nel 2012 fece un primo ammorbidimento dell’articolo 18, poi è arrivato il Jobs act con le tutele crescenti) e soprattutto per favorire i giovani, il cui tasso di disoccupazione alla fine di quell'anno sfiorava il 38 per cento (oggi, dopo sette anni, rimaniamo ancora sopra il 30 per cento).

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Quando l’Italia conobbe Ursula von der Leyen
Il tema era il maggior collegamento tra scuola e imprese; e in questa cornice l’ Italia, nel 2012 appunto, conobbe per la prima volta la tedesca Ursula von der Leyen, chiamata in queste ore a guidare la nuova Commissione europea. Allora, nel 2012, la von der Leyen ricopriva in Germania l'incarico di ministro del Lavoro. In quella veste fu invitata a Napoli per firmare accordi e memorandum con l’Italia con l'obiettivo di portare nel nostro paese il modello di formazione duale che nei Land tedeschi ha enorme successo. Berlino aveva nel 2012 un tasso di disoccupazione giovanile che non arrivava all’8 per cento, oggi è addirittura sceso al 5 per cento.

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«Imparare, facendo»
La von der Leyen illustrò ai ministri e alla stampa italiana in cosa consisteva il sistema duale, sintetizzato nell'espressione «Lernen durch tun», ovvero «imparare, facendo». Il ministro tedesco spiegò l’impegno delle aziende e delle parti sociali, delle scuole tecniche, la spinta dei contratti di apprendistato, intesi non solo come meri contratti di lavoro, ma come strumenti utili per far apprendere al giovane un mestiere.

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Nel 2013 l’apprendistato è entrato nelle scuole
Di quella lezione l’Italia fa fatto poi i conti: con Cesare Damiano e Maria Chiara Carrozza, nel 2013, l’apprendistato è entrato finalmente a scuola (una grande azienda come Enel ha subito fatto partire programmi di apprendistato scuola lavoro). L’anno successivo Giuliano Poletti e Luigi Bobba lanciarono la via italiana di apprendistato duale nella filiera dell’istruzione e formazione professionale, gli Its decollarono, e con Stefania Giannini, nel 2015, si ruppe un altro tabù: l’alternanza scuola lavoro, fino ad allora sperimentale, fu resa obbligatoria nelle ultime tre classi delle superiori.

Oggi dimezzate le ore
L’attuale governo sta smontando questi traguardi, ha dimezzato ore e fondi all’alternanza, e non sta rilanciando l’apprendistato. Chissà se, adesso, Ursula von der Leyen, da presidente della commissione Ue, non torni ancora su questi temi, spronando il nostro paese a non aver paura del link scuola-lavoro.