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Mais al record da tre anni. Le piogge fanno più paura dei dazi

di Sissi Bellomo
29 Maggio 2019

La pioggia è più forte dei dazi nell’influenzare il prezzo dei cereali. O almeno così è stato negli ultimi quindici giorni, quando l’allarme per il maltempo negli Stati Uniti – che sta rallentando le operazioni di semina – ha preso il sopravvento sulle preoccupazioni per la guerra commerciale con la Cina.

Il mais in particolare si è lanciato in un rally formidabile al Chicago Board of Trade (Cbot), arrivando a scambiare ai massimi da tre anni. Le quotazioni, che si sono spinte fino a 415,75 cents per bushel, sono salite del 24% da metà maggio (quando erano ai minimi da quasi un anno), in quello che tecnicamente si definisce un «bull market».

La situazione si è capovolta anche per il frumento, che a fine aprile era ai minimi da un anno, ma da allora ha guadagnato oltre il 20% raggiungendo 509,25 USc/bu.

Persino i semi di soia – tra le vittime principali della guerra dei dazi tra Usa e Cina – hanno rialzato la testa dopo che il crollo delle esportazioni americane li aveva fatti sprofondare sotto quota 8 dollari per bushel, ai livelli più bassi da un decennio. Il prezzo a Chicago è tuttora storicamente basso, ma in meno di un mese ha recuperato quasi il 10% riportandosi intorno a 8,5 dollari.

Il risveglio dei prezzi è legato alle pessime condizioni meteorologiche negli Usa. A causa delle piogge eccessive, gli agricoltori sono riusciti a completare solo il 60% delle semine di mais che avevano previsto: il ritmo è il più lento da quarant’anni (di solito in questo periodo della stagione le semine sono al 90%).

Il forte ritardo, che riguarda anche il frumento e la soia, fa temere non solo una riduzione delle aree coltivate, ma anche una resa inferiore alla media.

Gli hedge funds – che avevano accumulato un’esposizione ribassista da record su cereali e semi oleosi – hanno improvvisamente realizzato che la situazione rischia di diventare irrecuperabile e, una quindicina di giorni fa, hanno dato il via alle ricoperture.

Nella settimana al 21 maggio, l’ultima nelle statistiche Cftc, gli speculatori hanno riacquistato posizioni corte (alla vendita) per 5,5 miliardi di dollari nel comparto, stima Société Générale. Il mais da solo secondo la banca francese ha visto ricoperture per 2,8 miliardi, che hanno dimezzato l’esposizione netta corta degli speculatori (a 116.729 contratti, tra future e opzioni). Un’attività di ricopertura così rapida e intensa non si era mai vista sul mercato del mais, afferma Reuters.

Anche le posizioni nette corte sul frumento sono crollate (da 78.461 a 41.760 contratti), mentre quelle sui semi di soia sono state ridotte a un passo più moderato (a 153.131 contratti, da un record di 168.835).

D’altra parte ci sono pochi motivi per essere ottimisti sulla soia (a meno di un accordo commerciale tra Usa e Cina , che non appare imminente). Il ritardo nelle semine di mais potrebbe anzi spostare le scelte di alcuni agricoltori americani su questa coltura, aggravando l’atteso surplus di offerta.