Questo sito utilizza cookie Pi� informazioni

Telecom, fuoco incrociato sugli sconti per la rete

di Andrea Biondi
18 Maggio 2019

Contrari gli operatori tlc alternativi – che si sono manifestati all’Agcom con una lettera del 4 marzo – ma contraria è anche l’Antitrust che nel suo parere inviato in settimana alla stessa Agcom sull’analisi di mercato sulle telecomunicazioni (delibera 613/18/CONS) ha evidenziato la sua contrarietà al “dividendo regolamentare” che l’Authority ha pensato di concedere a Tim nelle aree “contendibili”. Il parere Antitrust come la lettera dei ceo, visionati dal Sole 24 Ore, contengono rilievi sicuramente critici alla bozza di analisi di mercato di Agcom.

A partire, come detto, dalla questione dei minori vincoli a Tim nelle città definite “contendibili” perché con più reti. Un vantaggio, questo, che in tempi di discussioni su Tim-Open Fiber può anche apparire curioso. Ma tant’è. E la Tim tenuta a vincoli regolatori vista la sua posizione di ex monopolista – con l’obbligo quindi di mettere a disposizione, in maniera regolata, rete e servizi sulla propria rete quando richiesti dagli operatori alternativi (Olo) per i propri clienti esistenti o in acquisizione – finirebbe avvantaggiata di questa deregolamentazione totale a Milano (qui però nessuno ha sollevato eccezioni) ma anche non totale in altre aree sulla base della combinazione di tre parametri: copertura Ftth (fibra fino a casa) superiore al 60% della popolazione, pressione competitiva sulle reti di nuova generazione e quote retail Nga di Tim.

Quest’ultima parte ha fatto scattare l’allarme fra gli Olo prima (a firmare la lettera del 4 marzo è stata anche Open Fiber oltre a Fastweb, Tiscali, Vodafone e Wind Tre) e Antitrust poi. Per Agcm, in particolare, non basta che le aree siano “coperte” da due infrastrutture ma bisogna verificare la disponibilità dei servizi wholesale e che siano utilizzabili anche quelli di una seconda infrastruttura. Antitrust sottolinea poi che deve essere garantito che i costi di switching non debbano essere a livelli tali da rendere non conveniente economicamente il passaggio ad altro fornitore.

Altro elemento importante: l’Autorità ritiene che FlashFiber (la jv fra Fastweb e Telecom) non possa essere considerato un “competitor” di Tim, condizione che farebbe scattare la contendibilità dell’area.

I rilievi vanno però oltre. Innanzitutto il decommissioning (lo switch-off della rete in rame). L’Antitrust è d’accordo con gli Olo sul fatto che non si possa attivare lo switch-off del rame in un’area se non con fibra disponibile al 100 per cento. Le condizioni poste da Agcm sono poi molto restrittive: la chiusura delle centrali richiede la presenza di servizi Nga nel 100% delle linee; reti fixed wireless access (Fwa) impiegate da Tim solo in ipotesi residuali e solo per assicurare piena copertura dei servizi Nga dopo lo switch-off; annuncio della chiusura delle centrali con non meno di 12 mesi di preavviso; migrazione forzata con durata non inferiore ai 12 mesi; numero di utenti già migrati su rete Nga deve essere significativo.

Quanto alla disaggregazione dei servizi accessori di attivazione e manutenzione (cioè la possibilità per operatori alternativi di svolgere servizi autonomamente attraverso un system integrator invece di farseli fare da Tim), ora si applica solo ad alcuni servizi in rame. Per Olo e Antitrust la possibilità andrebbe invece estesa a tutti i servizi su fibra. Su un punto invece la valutazione dell’Autorità Antitrust va di pari passo con quella di Agcom: il progetto di separazione della rete proposto da Tim, su cui però la nuova gestione dell’ad Gubitosi ha rallentato, non consegna al mercato cambiamenti in grado di giustificare dividendi regolamentari.