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Azioni

Mps, BancoBpm, Ubi e Bper: al via il grande riassetto nelle banche

di Alessandro Graziani
05 Aprile 2019

Quattro banche di media dimensione in Italia sono troppe? Mps, Ubi Banca, BancoBpm e Bper: entro un anno i quattro gruppi bancari diventeranno due, dopo l’auspicato (dalla Vigilanza europea) ma sempre rinviato processo di aggregazione? Due eventi in calendario nelle prossime settimane, sommati al contesto economico sfavorevole in Italia e alle attuali mini-valutazioni di mercato delle quattro banche - che complessivamente valgono in Borsa quasi 9 miliardi di euro ma quotano solo 0,3-0,5 volte il patrimonio netto - inducono a pensare che il riassetto potrebbe davvero partire nella seconda metà dell’anno.

Il primo evento da tenere presente sono le imminenti assemblee dei soci, in cui i manager si troveranno a indicare le prospettive ad azionisti che - almeno per Ubi, BancoBpm e Bper - non sono più i vecchi soci delle cooperative ma gli investitori istituzionali che controllano oltre il 50% del capitale delle nuove società per azioni. Si comincia domani con BancoBpm, per proseguire l'11 aprile con Banca Mps, il 12 aprile con Ubi Banca e chiudere il 17 aprile con Bper. Solo in Ubi Banca sarà rinnovato il cda che così, con un triennio davanti, potrà decidere che ruolo giocare nel riassetto che sta per aprirsi. Il ceo Victor Massiah ha più volte detto che la banca valuta aggregazioni e ora sta arrivato il tempo di fare le scelte. Ma anche i vertici delle altre tre banche, a partire da Mps controllata dallo Stato, non potranno evitare di spiegare in assemblea agli investitori se si punta davvero a uno scenario di aggregazioni. E c’è da credere che proprio a Siena, il ceo di Mps Marco Morelli darà conto agli azionisti di tutte le riflessioni già avviate da parte del cda in materia di alleanze.

Il secondo evento scatenante del riassetto sta proprio a Siena. O meglio, a Roma. Il Governo ha l’obbligo da giugno in poi, e comunque entro dicembre di quest'anno, di codificare in un documento da inviare alla commissione Ue le modalità con cui intende procedere all'uscita dal capitale del Monte entro la scadenza del 2021. L’ipotesi della diluizione della quota attraverso l'aggregazione di Mps con un'altra banca è la soluzione più probabile e destinata a far scattare la scintilla del riassetto. Si farà avanti di nuovo Ubi? O BancoBpm? O la Bper a trazione Unipol? Tutte le principali banche d'affari stanno cercando di posizionarsi in vista del «gioco delle coppie» bancario che sta per aprirsi. Siamo ancora nella fase preparatoria, quella in cui «tutti parlano con tutti», ma anche tra i vertici delle banche coinvolte, da quanto trapela, sarebbero già partiti i primi sondaggi esplorativi.

Gli ostacoli alle fusioni, come sempre, sono la governance e la sede dell’headquarter. Ma i timori per la redditività futura, oltreché per gli ingenti investimenti da sostenere per un vero passaggio al digital banking, stanno imponendo una revisione dell’agenda. Soprattutto alla luce dello scenario macroeconomico che si va delineando per l’Italia, con le inevitabili ricadute per i bilanci bancari. Il margine di interesse è destinato a restare sotto pressione: l'atteso rialzo dei tassi non ci sarà e la domanda di credito, complice un’economia quantomeno stagnante, è destinata a frenare. L’attenzione al mix tra evoluzione dei Risk weighted asset (Rwa) e l’assorbimento di capitale porterà, anche a seguito dell’addendum Bce, a concentrare i prestiti alla clientela con il miglior merito di credito, più «tranquilla» ma meno remunerativa per le banche.

Se questo è lo scenario per gli impieghi nel biennio 2019-2020, anche sul lato del funding c’è poco da essere ottimisti. Il rischio Italia si fa sentire e le (poche) banche che negli ultimi sei mesi si sono affacciate sul mercato per collocare bond Tier2 hanno dovuto pagare tassi quasi doppi rispetto a un anno fa. A fine 2018 la Bce varerà la nuova Tltro, che servirà a gestire in modo ordinato le scadenze dei bond bancari. Ma non c’è dubbio che, tenendo anche conto delle emissioni Mrel da effettuare nei prossimi anni, il costo medio della raccolta è destinato ad aumentare. Difficile invece che la liquidità in arrivò dalla Tltro possa essere dirottata, come è stato fatto nelle precedenti occasioni, nell'acquisto di BTp stanti le pressioni della Vigilanza a diversificare l'esposizione ai debiti sovrani.

Quello che si va prefigurando non è uno scenario di tempesta, a meno di una vera e propria recessione che farebbe riesplodere anche il nodo degli Npl, ma è certamente pregiudizievole della redditività futura. E tale da far considerare i vantaggi dalle sinergie di costo che si otterrebbero in caso di aggregazione.