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Politica

Niente più referendum sull’euro e nuovo mandato per la Bce: il programma del M5S per le Europee

di Manuela Perrone
03 Maggio 2019

Cinque anni fa i Cinque Stelle si presentavano alle elezioni europee con un programma in sette punti, tra cui il referendum per l’addio all’euro e l’abolizione del pareggio di bilancio in Costituzione. Oggi, diventati forza di governo, propongono una piattaforma molto meno “sovversiva”. A partire dallo slogan: «Continuare per cambiare».

Chiara l’idea di fondo, spiegata ieri da Luigi Di Maio: recuperare e rivendicare come “fase 1” le azioni portate avanti in Italia in questi undici mesi a Palazzo Chigi e lanciare una “fase 2” sui fronti principali che si intendono caratterizzanti. Legalità e lotta alla corruzione, in chiave anti-Lega. Ambiente e lavoro, per tentare di sottrarre consensi al Pd, contro cui i Cinque Stelle si giocano, stando ai sondaggi, il secondo posto al voto del 26 maggio. Tra i big pentastellati dilaga la consapevolezza di una frana di consensi rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, che li avevano visti trionfare con il 32,7%. L’asticella è fissata ora molto più in basso: il 25% come risultato positivo, sopra il 20% quello per evitare la catastrofe (che potrebbe avere conseguenze pesanti sulla stessa leadership di Di Maio, oltre che sulla tenuta della compagine gialloverde).

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In cima alle bandiere piantate in questa campagna elettorale ci sono lavoro e welfare. Con il salario minimo italiano ed europeo, dopo la lotta contro la precarizzazione portata avanti con il decreto dignità. E con misure di sostegno alle famiglie e al ceto medio, dopo l’attenzione rivolta ai più fragili grazie all’introduzione del reddito di cittadinanza. Sul primo tema i Cinque Stelle scommettono sul disegno di legge all’esame della commissione Lavoro del Senato: lunedì 6 maggio scade il termine per presentare gli emendamenti. Di Maio confida in un primo via libera di Palazzo Madama entro maggio, “stuzzicando” la Lega: «È nel contratto di governo: perché non dovrebbe votarlo?». Quanto alle famiglie, la proposta prevede all’interno un pacchetto di aiuti sul modello francese e in Europa il passaggio da 14 a 20 settimane del congedo di maternità con retribuzione al 100% dell’ultimo stipendio mensile, nonché ulteriori tutele contro il licenziamento delle neo-mamme e contro le penalizzazioni al rientro.

Resta nel programma lo stop all’austerity, nemica giurata anche cinque anni fa. Ma mentre nel 2014 si proponevano l’abolizione del Fiscal Compact (in questa legislatura l’Europarlamento ne ha bocciato l’incorporazione nel diritto comunitario, anche con i voti del M5S), l’adozione degli eurobond e la possibilità di sforare il limite del 3% del rapporto deficit-Pil per gli investimenti in innovazione e nuove attività produttive, adesso le strade sono diverse. In primo luogo si chiede la riforma del mandato della Bce, inserendo come obiettivo principale non la stabilità dei prezzi, ma la crescita economica e la piena occupazione. La Banca centrale europea, secondo il M5S, deve inoltre poter agire come prestatore di ultima istanza agendo nel mercato primario dei titoli di Stato per fornire liquidità agli Stati membri.

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Gli investimenti pubblici in sanità, scuola, ricerca, sicurezza del territorio e infrastrutture, per il Movimento, vanno tenuti fuori dai vincoli di bilancio, con una golden rule nel Patto di stabilità e di crescita. Trattati e quadro normativo principale a livello europeo vanno ridiscussi per garantire «una programmazione pluriennale che assicuri il finanziamento di politiche economiche espansive». E ancora: il M5S si attende che nella prossima legislatura la Commissione lavori a proposte legislative centrate su digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni, attenzione alla sicurezza cibernetica, «dimensione umanistica della formazione digitale». Sui finanziamenti, si chiede di destinare almeno il 35% dell’intero budget di Orizzonte Europa (100 miliardi di euro) agli obiettivi clima ed energia dell’Ue, di coinvolgere la Bei e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nel programma InvestEU e di indirizzare il programma Europa Digitale alla Pa digitale, alle tecnologie digitali nel settore della scuola e alla cybersecurity.

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Al capitolo imprese la proposta M5S prevede premi alle imprese innovative che si convertono alla green economy e invoca una nuova strategia Ue per l’industria sostenibile. Che contempli anche l’introduzione da parte dell’Autorità bancaria europea di un «fattore sociale nella normativa dei requisiti di capitale, favorendo sconti per le banche che fanno prestiti a imprese impegnate nel sociale e nelle politiche verdi». Per i Cinque Stelle bisogna inoltre favorire una filiera europea delle batterie elettriche nell’ambito dell’economia circolare. Identici al passato gli slogan sull’energia e l’ambiente: stop fonti fossili, mai più trivelle, no a discariche e inceneritori.

Non possono mancare le promesse di supporto alle micro, piccole e medie imprese (facendo scudo ai tentativi di modificare la definizione per penalizzarle e dirottare i fondi sulle aziende più grandi) e di tutela del made in Italy. Così come, in materia di immigrazione, il richiamo a «una riforma vera e non ipocrita al Regolamento di Dublino», che finora si è infranta contro i muri alzati soprattutto dai Paesi Visegrad. Per favorire i rimpatri si propone invece un piano di sviluppo e per la cooperazione internazionale che crei sviluppo nei Paesi di origine e insieme la sigla di accordi di riammissione a livello europeo (oggi sono solo una ventina).

Oltre alle classiche misure anti-privilegi (tagli «agli assurdi stipendi dell’eurocasta», a partire da quelli dei commissari Ue, e soppressione della sede di Strasburgo dell’Europarlamento), il programma M5S va all’attacco dei paradisi fiscali interni ed esterni all’Ue. «Le multinazionali che lavorano in Italia devono pagare le tasse in Italia», ha tuonato Di Maio, invocando l’introduzione di un modello vincolante di tassazione unitaria. Si propone poi una web tax per equiparare davanti al fisco le imprese digitali a quelle tradizionali e il varo di una tassa europea sulle transazioni finanziarie.

Contro la corruzione i Cinque Stelle sognano un «Euro-Daspo» per tenere fuori dal Parlamento Ue i condannati in via definitiva per reati gravi e l’adozione di una direttiva antimafia che introduca nel diritto europeo il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, sul modello dell’articolo 416 bis del Codice penale italiano.